Inventario delle Identità

Voi siete qui:  Skip Navigation LinksHome Page > Etica > Etica e Migranti > Tzimtzùm


Skip Navigation Links

Tzimtzùm

Tzimtzùm è una parola dal suono simpatico: di primo acchitto, fa venire in mente delle pratiche giocose e libertine. Beh, non c'entra niente.

Tzimtzùm in Ebraico sta per Contrazione. Nell'Italia rinascimentale del sedicesimo secolo alcuni mistici Ebrei indicarono con questa parola l'unica dottrina teosofica che un miscredente come me trova ragionevole. Si tratta di questo: per far posto all'Uomo, e alla libertà dell'Uomo, l'infinità e l'infinita pervasività di Dio ha dovuto restringersi, contrarsi appunto, lasciando all'Uomo uno spazio "vuoto" nel quale esercitare il suo libero arbitrio.

Nella mia immaginazione un po' blasfema, vedo l'Universo dell'Uomo circondato da un formidabile muro, che Dio si è impegnato con se stesso a non superare mai; e ascolto i singhiozzi di Dio che tanto vorrebbe aiutare le sue sofferenti creature, ma che è fermato dalla Sua stessa Potenza.

Come teologo valgo poco; e anche come missionario. Del resto, la visione dello Tzimtzùm non l'ho incontrata in profondi studi cabalistici, ma in un delizioso racconto giallo di Camilleri, "Sette lunedì", nel libro "La prima indagine di Montalbano". Quindi, bando alle prediche e torniamo alle cose serie.

Come Dio è riuscito a limitarsi per fare spazio all'Uomo, anche noi dovremmo "farci più in là" per interagire con lo Straniero. Fin qui, siamo nel regno delle banalità: lo dicono tutti. Beh, non tutti.

Sento molti che rifiutano qualsiasi tolleranza nei confronti dei Migranti: vanno rispediti a casa, restano solo quelli che "sono" come noi, chiudiamo le frontiere e stiamo di per nostro. Come al solito, c'è chi propugna il Verbo opposto: c'è posto per tutti, salviamo i diseredati della terra, più diversi siamo e meglio stiamo.

Situarsi a metà strada non è facile, anche perché non sto a definire cosa sia esattamente la metà, cosa è ammesso e cosa è vietato nella futura, inevitabile accoglienza. Quello che mi interessa sottolineare è che dovremo affrontare un processo doloroso. Si tratta di astenersi dall'ebbrezza della discriminazione e dalla gioia dell'Amore Universale. Invece, bisogna discutere e conciliare, pesare con il bilancino le ragioni nostre e le ragioni loro, rinunciare ad un pezzo di noi e far rinunciare gli altri ad un pezzo di quello che sono. Questa per me è la prospettiva dello Tzimtzùm. Non è entusiasmante, non attrarrà né voti né simpatie; ma a me sembra la strada con il minimo di violenza. Ci si contenta di quello che c'è.

Bisogna finire con una nota di ottimismo. Dalla stessa radice della parola "Contrazione" deriva la parola "Contratto". Che la filologia ci sia di buon auspicio.

Abbiamo finito! Qui, almeno. Potete tornare al quadro generale di Etica e Migranti. Oppure, potete risalire all'introduzione sull'Etica. Se proprio non ne potete più, aprite una nuova sezione saltando direttamente alla Comunicazione.

Per qualsiasi comunicazione: info@identitario.it