Inventario delle Identità

Voi siete qui:  Skip Navigation LinksHome Page > Etica > Guerra > Tortura


Skip Navigation Links

Tortura

Parlare di tortura è sgradevole, sia per me che per voi; ciò non toglie che, insieme all’assassinio, essa sia un potente “reagente” per evidenziare l’atteggiamento etico del singolo individuo e del suo contesto sociale nelle varie situazioni; meglio qualificare: soprattutto all'interno delle società occidentali.

Ieri (forse era il 28/10/2008, ndr), in una trasmissione radiofonica, si è fatto notare che l’eventuale utilizzo della tortura in casi di emergenza (“stato di necessità”), è pericoloso perché non si può codificare cosa sia “abbastanza” emergenza e cosa non lo sia: in sostanza, nel medio periodo la tortura diverrebbe un “normale” sistema di indagine poliziesca. Proviamo ad approfondire e a distinguere.

 Esiste la tortura “punitiva”: lo sfogo della rabbia contro l’altro, tipo l'episodio della caserma Diaz a Genova; è vicina a questa la tortura “esemplare”, effettuata per dissuadere il criminale ed i suoi eventuali seguaci dal ripetere il comportamento scorretto; concettualmente diversa è la tortura “inquisitiva”: essa è attuata per convincere qualcuno a fare ciò che non vuol fare, tipicamente a rivelare le informazioni che possiede.

La tortura punitiva ed esemplare sono state in sostanza “avocate” a sé dalla Giustizia: in questa maniera, sono state codificate e sublimate. Visto che solo lo Stato può “torturare”, chi lo fa al di fuori delle strutture ammesse viola la Legge e viene conseguentemente punito. Con la pena detentiva, la Giustizia dello Stato attua una tortura “lieve”, che è tollerabile per il nostro senso morale, ma che viene più o meno prolungata nel tempo e rappresenta la punizione che riteniamo adeguata al reato commesso; inoltre, mette il reo “fuori” dalla società, che si sente liberata dal “nemico”. Due piccioni con una fava.

Questa è la situazione quando prevale la Giustizia. Quando prevale la Guerra è un’altra storia. Le torture punitive ed esemplari servono, le prime, a rinsaldare lo spirito di corpo ed il senso di appartenenza, le seconde invece sono un’autentica arma per demoralizzare l’avversario e raggiungere gli obiettivi. Ecco che possiamo parlare di cartina di tornasole: quanto più una società (occidentale!) è incline ad ammettere i primi due tipi di tortura, tanto più è vicina ad un clima di Guerra.

Passiamo alla tortura inquisitiva. Essa è stata per lungo tempo nel bagaglio della Giustizia ufficiale: un sistema spiccio per ottenere risultati. Non dimentichiamo che la Giustizia deve funzionare e mantenere l’ordine sociale: altrimenti, la società si frantuma in faide e guerre personali. E’ successo che i migliori metodi di indagine, il benessere generalizzato, la migliore organizzazione della macchina poliziesca hanno permesso dei buoni risultati senza l’uso della tortura inquisitiva: la quale quindi è stata messa fra gli strumenti obsoleti e vietata. Diciamo anche che, da una parte, la Criminalità Organizzata ha stipulato un patto di “necessaria convivenza” con la società civile, per cui l’ordine sociale non viene da essa turbato oltre un certo limite; dall’altra, i moti di rivendicazione sociale delle classi disagiate della società hanno perso la carica rivoluzionaria per instradarsi nella possibile, più o meno pacifica e democratica presa del potere. Tuttavia, si sono ultimamente sviluppate nuove minacce all’ordine sociale: tipicamente, il terrorismo di matrice religiosa, ma anche la globalizzazione e la conseguente inarrestabile ondata migratoria. Entrambi i fenomeni alzano la soglia dell’instabilità sociale e della necessità di impegno della Giustizia: la quale viene invitata da alcuni ad utilizzare tutti gli strumenti possibili. Di nuovo, la prospettiva di uno stato di Guerra potrebbe modificare i nostri principi.

Nel caso di Guerra, infatti, la tortura inquisitiva è obbligatoria.

Potremmo tornare a parlare più propriamente di Guerra.

Per qualsiasi comunicazione: info@identitario.it