Inventario delle Identità

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Televisione ed Alternanza

Come vi sarete resi conto, assegno un'importanza fondamentale alla Comunicazione: intesa come unica forza, oltre e insieme alla Storia, in grado di forgiare e modificare le Identità.

Sia per questo motivo, sia per la mia avversione all'omnitelevisionismo berlusconiano, i miei amici mi danno del fissato; e si rifanno al fatto che chi ha dominato le televisioni, in Italia, ha perduto le elezioni: dal che si deduce che il messaggio televisivo è ininfluente dal punto di vista politico.

Ci sarebbe da discutere su come un'interpretazione così favorevole al Leader abbia trovato la strada della comune accettazione; ma limitiamoci al merito dell'argomentazione, che mi sembra comunque capziosa.

Da una ventina d'anni in Italia si è instaurato un duopolio politico, sullo stile di altre democrazie occidentali. Caratteristica di questo scenario politico è la tendenziale alternanza della forza politica al governo. Questa ha diverse spiegazioni: ma, secondo me, si basa soprattutto sul noto principio "piove, governo ladro". Cioè: se le cose vanno bene, è merito mio, se vanno male, è colpa del governo; per cui, alla prima occasione, è comunque il caso di cambiarlo. Qualsiasi sia la causa, la tendenziale alternanza della formazione politica che amministra il potere esecutivo è un'eccellente garanzia della democraticità di una nazione.

Anche l'Italia, negli ultimi governi, ha potuto gustare l'alternanza delle coalizioni al potere. Bene, bravi. Naturalmente, la responsabilità di governo implica il possesso (più o meno regolato) della televisione di Stato, e con esso l'uso politico della stessa. E' vero, tale occupazione non ha finora consentito di mantenere il potere per le legislatura successiva: ma questo si deve alla bontà di quell'alternanza politica così recentemente scoperta dagli Italiani, non certo al fatto che la televisione sia ininfluente nella gestione dell'adesione politica.

C'è da riconoscere che la televisione viene raramente utilizzata come strumento dedicato alla riconferma della coalizione che la possiede: questo per un poco di buon gusto e per un tanto di ingenuità riguardo alla potenza del mezzo televisivo. Ciò non toglie che il pericolo di un utilizzo intelligente e antidemocratico dell'indottrinamento televisivo sia sempre presente e che pertanto Berlusconi debba essere un sorvegliato speciale dal punto di vista dei criteri democratici.

A riprova di quanto detto, vorrei ricordare quello che è successo nelle elezioni politiche del 2006. Berlusconi era al governo, per cui la legge dell'alternanza favoriva il suo avversario, Prodi, nel caso. A un mese dalle elezioni, nel paese era diffuso un malessere verso la coalizione governativa e le previsioni davano una vittoria delle sinitre antiberlusconiane per 60 a 40. Ebbene: nell'ultimo mese, prima delle elezioni, Berlusconi ha utilizzato in maniera intensiva tutti i media, ma soprattutto la televisione, per raccontare agli Italiani la "sua" verità. Lo sforzo è stato parossistico, ha generato serie di vignette e battute, ma è stato efficace: le elezioni hanno sancito un risultato di 50 a 50, e solo per le anomalie della legge elettorale le sinistre hanno avuto la maggioranza, seppur risicata, nei due rami del parlamento. Se solo Berlusconi avesse avuto un'altra settimana di campagna elettorale, come chiedeva a gran voce, ce l'avrebbe fatta. E questo risultato è stato ottenuto con un uso spregiudicato ed efficace del canale televisivo.

La Comunicazione è una bestia strana e complicata: ma è stupido sottovalutarla. Ancor più stupido è negarne l'importanza per sostenere la "purezza" del proprio sorridente campione.

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