Inventario delle Identità

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Tavolino a Tre Gambe

E' strano come, dopo anni di ghirigori intellettuali, ci si ritrovi a riscoprire il "brick and mortar" dell'armamentario filosofico. Tanto vale che vi faccia partecipare a questa rimpatriata: anche se sarà inevitabilmente un discorrere astratto e noioso.

Il nostro "essere nel mondo" si appoggia su tre relazioni, su tre "gambe": il Buono, il Vero, il Bello. Per dirlo in altra maniera: le branche principali della Filosofia sono l'Etica, cioè la determinazione dei principi morali che ci guidano, la Teoretica, cioè la riflessione sul come e cosa conosciamo, e l'Estetica, la comprensione di cosa ci piace (o non ci piace) e del perchè ci piace. In termini meno aulici, e restando nella dimensione del nostro giardinetto, ci siamo confrontati (e ci confronteremo) con la Morale, con la Realtà e con l'Emozione: perché questi tre ambiti e i loro intrecci riemergono in qualsiasi sistemazione che cerchiamo di dare alla nostra vita, non ultima la nostra ricerca identitaria. Non che l'Emozione dipenda solo dalla ricerca del Bello o che sia ben definito il confine fra Realtà, Conoscenza e Comunicazione: ma lo sapete che un po' di approssimazione fa parte del gioco.

Sono interessanti (almeno per me!) le analogie proiettate da questa tripartizione sulla storia del Pensiero. Intanto: quando si parla di triadi filosofiche, viene in mente il poderoso Hegel della Tesi, Antitesi e Sintesi; tranquillizzatevi, non c'entra molto: ma è stata comunque la filosofia ottocentesca a rivendicare un ruolo fondante per l'Estetica. Ricordiamo anche nonno Sigmund Freud e la sua visione di un Superio moraleggiante, di un Es emozionale e di un Id che cerca di barcamenarsi. E naturalmente definiamo il "nostro" quadro di riferimento identitario, dove ogni Identità propone un'Immagine del mondo, un Piano di vita e un "Come stai". Già, ancora non sono sicuro della parte emozionale della direttiva identitaria: forse sarebbe meglio un "cosa senti". Continuando nel nostro giochetto associativo, dalle parti di Liala ritroviamo "le ragioni del cuore che la ragione non conosce"; resto in attesa delle vostre esemplificazioni del mio amato concettino.

Non staremmo qui a parlarne, se le tre Gambe non avessero delle strutture vagamente analoghe. Non facciamoci troppe illusioni: i tre ambiti sono decisamente differenti, fanno riferimento a comportamenti e meccanismi con "logiche" loro proprie, apparentemente ed effettivamente inconcilibili fra di loro. E tuttavia, qualcosa possiamo pur dire.

Sarà un aspetto superficiale: ma osserviamo che ogni branca contrassegna una molteplicità illimitata. Nel senso che attraversiamo un'infinità di informazioni, una moltitudine sconfinata di comportamenti, un susseguirsi ininterrotto di stati emotivi. Queste serie sono notevolmente diverse, l'una dall'altra; ma sulla rispettiva numerosità mi sembra che non ci siano dubbi. Come in tutte le serie infinite, sono rilevanti solo gli elementi per i quali "succede qualcosa". Nei casi che stiamo considerando, dobbiamo sottolineare il ruolo della focalizzazione, del concentrare la nostra attenzione e il nostro coinvolgimento su quella particolare connessione logica, su una piuttosto che un'altra istanza morale, sull'empito emotivo da cui veniamo presi in questo momento. Con l'avvertenza che questa scelta di un elemento in mezzo ad un'infinità non è né gratuita né casuale, ma dipende dalle sollecitazioni del mondo esterno e dalle interazioni che coinvolgono più branche contemporaneamente. Sì, sì, avete capito l'assonanza: anche le nostre infinite Identità sono significative solo per il particolare mix che si verifica nel particolare momento storico, per il coinvolgimento identitario che sperimento nel qui ed ora. Non facciamo confusione: le Identità vengono definite e acquistano rilevanza a partire dalle tre Branche, e non viceversa; men che mai le Identità costituiscono una Branca a parte; tuttavia, è suggestiva la similarità del funzionamento.

La propria formazione scientifica può rivelarsi fuorviante; tuttavia, ognuno è quello che è. Mi viene naturale interpretare le tre "gambe" come tre assi cartesiani, che racchiudono un loro spazio e contrassegnano le entità che vi compaiono: le Identità, le persone, le Storie. Naturalmente, si tratta di una schematizzazione fasulla: tanto per dirne una, un asse cartesiano è orientato e garantisce la relazione di maggiore e minore fra tutti i suoi punti. Ditemi voi, è "maggiore" uccidere una mosca o abboffarsi di cioccolata? Insomma, mi rendo conto che si tratta di un'idea un po' peregrina. Tuttavia, trovo suggestivo pensare alla vita delle persone come linee che percorrono questo ipotetico spazio e alle Identità come ribollenti grumi di materia che in esso si muovono.

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