Inventario delle Identità

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Senza Rete

Come già ampiamente discusso con la Casalingaditaino, sarebbe bello se ci fossero identità "obiettivamente" migliori di quelle che a loro si contrappongono: ad esempio, saremmo tutti contenti se la Democrazia fosse la migliore di tutte forme di governo e pertanto fosse lecito e doveroso imporla a tutti; un po' come la vaccinazione antipolio.

Natruralmente, non è così. Non solo la gente ha diritto a NON essere democratica, ma probabilmente c'è qualche miliardata di persone che giudicano sbagliata e pericolosa la nostra democrazia. Sarebbe interessante conoscere le loro motivazioni; probabilmente, si va dallo scarso peso che la democrazia occidentale riserva a Dio ad un ruolo "innaturale" delle donne alla scarsa conoscenza di cosa effettivamente sia questa forma di governo all'assimilazione della metodologia politica con i governanti, che comunque sono nemici. Sia quel che sia, quelle persone di democrazia non vogliono saperne e dobbiamo sopportare la frustrazione conseguente.

Tuttavia, la Casalingaditaino insiste, sottolineando quanto sia logica, naturale ed efficace l'impostazione democratica; in breve, quanto sia razionale. E qui si apre uno spiraglio interessante sui rapporti fra identità e razionalità.

La razionalità è uno strumento, non è una sorgente di autorevolezza. La razionalità, banalmente, mi può evidenziare l'errore di un ragionamento, oppure mi può collegare due concetti facendomene vedere le congruenze, oppure può far risaltare nessi non ancora esplicitati, oppure mi giustifica le scelte che ho già fatto, oppure ... insomma, la razionalità guida il ragionamento: ma non costruisce la realtà, tantomeno l'identità. Invece, l'identità inventa la SUA razionalità, secondo la quale solo quell'identità è vera e giusta e coerente e dovrebbe quindi essere scelta da tutte le persone raziocinanti. Sfortunatamente, questa pretesa è avanzata da ogni identità autonomamente: anche quando si tratta di identità completamente contrapposte.

La stessa cosa avviene per la giustificazione della magia: gli eventi a favore vengono evidenziati, gli eventi contrari vengono dimenticati; così l'identità seleziona i ragionamenti a sé favorevoli e cancella quelli contrari. L'identità non solo governa il nostro comportamento nel mondo, ma anche quale mondo vediamo e come lo comprendiamo.

Dobbiamo rassegnarci: viviamo in un mondo senza rete. Ci teniamo strette le nostre identità, e stiamo attenti a non perderle: se abbandonassimo la loro guida, non avremmo alcuna razionalità che ci faccia da rete e arresti la nostra caduta nell'incomprensione, nel nulla indifferenziato. E' per questo che il relativismo assoluto può essere solo un esperimento intellettuale, ma non una posizione vivibile: di fronte alla mancanza di identità, non sapremmo cosa fare né cosa pensare.

E' interessante la similititudine fra la ricerca di una giustificazione razionale per la nostra identità (supponiamo: il nostro essere democratici) e un'altra millenaria ricerca dall'esito ambiguo: la dimostrazione dell'esistenza di Dio. La storia della Filosofia è intessuta delle dimostrazioni e delle controdimostrazioni: sta di fatto che l'esistenza di Dio, al momento, non è dimostrata, almeno, per una buona parte dell'Umanità. Di solito si conclude l'eventuale dibattito con l'appello alla Fede e al Mistero, con poco di razionale, quindi. Lo stesso vale per le identità: la speranza di dimostrare la necessità dell'una o dell'altra si scontra con l'arbitrarietà di fondo della nostra scelta.

Se è da lì che siete venuti, potete tornare alla Verità.

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