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Riconoscimento e Migranti

Aveva una casetta piccolina in Canadà. Voglio parlarvi di un concetto proposto da Charles Taylor, un filosofo contemporaneo che, guarda caso, è anche lui canadese, come il John Berry delle Mappe dell'Integrazione. Come mai cito solo i canadesi? Un po', evidentemente, è il caso; ma non sottovaluterei la centralità di un'esperienza, come quella canadese, che si è dovuta preoccupare di integrazione e di migranti continuativamente fin dalla costituzione dello Stato: e sempre con un'adeguata centralità assegnata ai concetti di Democrazia e di Uguaglianza.

Taylor ha scritto "Politiche del Riconoscimento", un pamphlet del tutto secondario nella sua produzione, che tuttavia ha suscitato un certo dibattito. Il Riconoscimento è quanto viene richiesto nell'interazione dello Straniero con il Residente e che va trattato una particolare attenzione, specie nei suoi rapporti con la libertà, l'uguaglianza, i "nostri" diritti fondamentali. Se volete leggervi quello che in proposito scrive davvero Taylor, in Inglese, coi commenti di altri significativi pensatori, scrivetemi e vi darò le istruzioni del caso: sì, è una sorta di caccia al tesoro. Nel frattempo, vi racconto cosa ci ho capito io: che magari non è proprio quello che intende Taylor, ma serve comunque a bagnarsi i piedi.

  • Il primo Riconoscimento è quello dello Straniero come appartenente ad un'altra identità: gli riconosciamo la possibilità di essere diverso da noi. Esempio controfattuale: "E mangiati un panino al prosciutto come tutti quanti!".

  • Il secondo Riconoscimento è quello dell'altrui identità: la riconosciamo come una possibile regola di vita. Esempio controfattuale: "Certo che bisogna essere dei pirla per non voler mangiare il prosciutto!"

  • Il terzo Riconoscimento è quello del valore dell'altrui identità per chi ci appartiene: ammettiamo cioè che lo Straniero sia orgoglioso della sua appartenenza. Esempio controfattuale: "Quattro mogli! Che maiali che siete!"

  • Il quarto Riconoscimento è quello del valore dell'altrui identità per noi: è l'ammissione che c'è qualcosa dello Straniero che è meglio di quanto abbiamo noi. Esempio controfattuale: "Siete tutti dei Baluba! Ma imparate a vivere!".

  • Il quinto Riconoscimento è quello del diritto alla continuità generazionale: i figli possono essere educati a seguire l'identità dei genitori. Esempio controfattuale: "Come mai le LORO bambine non sono a scuola?"

  • Il sesto Riconoscimento consiste nel "far posto" alle regole dello Straniero nelle nostre leggi: nel senso di accordargli qualche possibilità di illegalità se indispensabile alla sua appartenenza. Esempio controfattuale: "Qui da noi è così. Se non gli sta bene, se ne tornino a casa loro!".

  • Il settimo Riconoscimento è quello inverso: quello per cui lo Straniero si riconosce come tale e assegna al Residente il suo ruolo, le sue esigenze, la sua identità. Esempio controfattuale: "Fra cinquant'anni qui è tutto Islam".

Lo so che si tratta di una scaletta in salita. Probabilmente, qualche gradino non lo scalerete; e forse non è neanche opportuno che lo facciate. Tanto per dire: eravamo fra il quinto e il sesto Riconoscimento quando ci rattristavamo In memoria di Hina. Tuttavia, sono convinto che il Riconoscimento sia una pratica con la quale familiarizzarsi, di cui discutere, da aver presente quando affrontiamo la nostra inevitabile Multiculturalità. Daremo risposte diverse, avremo atteggiamenti più morbidi o più risoluti; ma questi sono i temi con cui confrontarci, queste sono le coordinate dei problemi e delle soluzioni.

Adesso, Tzimtzùm!

 

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