Inventario delle Identità

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Religione

La saggezza popolare raccomanda di scherzare coi fanti ma di lasciar stare i Santi. Purtroppo, la Religione è proprio uno degli argomenti centrali del mio discorso. Cosa posso fare? Comincio con lo scusarmi con tutti quelli che si sentiranno offesi dalle considerazioni, in verità abbastanza anodine, che troveranno qui di seguito; riconosco ampio diritto di replica a chiunque vorrà correggere le mie inadeguatezze; infine, mi prendo le mie responsabilità di "cattivo": se non altro per fare da contrasto, sono necessario anch'io.

L'argomento Religione è sconfinato, ad onta di tutti i miei "distinguo". Ciò che mi interessa è la Religione come identità: il fenomeno per cui, data un'interpretazione metafisica della realtà, le persone si riconoscono in quell'interpretazione o si sentono comunque vicine a chi le è vicino.

Mi rendo conto di quanto contorta sia questa definizione: del resto, come altrimenti legare fra loro gli osservanti e i non osservanti, i convinti e i tiepidi? Tutti in qualche maniera soggetti allo stesso coinvolgimento identitario? Se trovate una definizione più lineare, sono interessato a sentirla.

Torniamo alla Religione come identità. Se questo è il mio argomento, cosa posso trascurare? Beh, la prima cosa che NON mi interessa è l'origine e la verità del messaggio proposto; non mi interessa se ha ragione Cristo, Budda o Manitù: sta di fatto che vaste masse di popolazione si riconoscono nella parola dell'uno o dell'altro Dio. Inoltre, posso sorvolare su tutte le ripercussioni metafisiche: nel senso che sono bensì importanti per chi le considera argomento di fede, ma non compaiono nella fenomenologia del coinvolgimento identitario. Infine, la Religione non è il Gruppo Uno Più: sicuramente ha un'interazione forte con tale identità, direi "per costruzione", ma non coincide con tale identità. Il rapporto personale con Dio è diverso dalla partecipazione all'identità religiosa.

Proviamo il giochino inverso. Cos'è, allora, la Religione come identità?  Il sentirsi parte di una comunità, senza dubbio: ma qui siamo nella tautologia. Fare parte di una tradizione di interpretazioni di un dato Messaggio. Accettare un'Etica giustificata da precisi riferimenti metafisici. Considerare normale la partecipazione a determinati riti. Ammirare figure preminenti di Santi e Martiri. Conoscere e (talvolta) condividere una determinata idea della vita dopo la morte, del destino dell'Umanità e della Fine dei Tempi. Giudicare la propria fede superiore a tutte le altre e svalutare la conversione ad un'altra fede. Spesso, promuovere la diffusione della propria religione presso chi ancora non vi partecipa.

Inutile girarci tanto intorno. Il problema principale è che talvolta le Religioni generano violenza. E' lo stupore seguito a questa constatazione che ha dato origine al sito che state leggendo. Tuttavia, una tale asserzione va qualificata.

La violenza non è insita nei testi sacri delle varie religioni. Qui va fatta una premessa: il Testo è uno specchio; nel senso che, dato un testo sufficentemente complesso, l'interpretazione può essere talmente stiracchiata da sostenere qualsiasi raccomandazione. Come riporta con qualche sufficienza mia suocera: "La legge di Mosè, chi la prende dal capo, chi dai piè".  L'effetto del richiamo al testo, pertanto, è quello di rispecchiare lo spirito e l'intenzione dell'interprete stesso. Ne deriva che da ogni religione possiamo estrarre frasi e interpretazioni indirizzate volta a volta alla tolleranza o all'odio; in buona sostanza, possiamo ritenere i testi ininfluenti.

Ciò che spesso è invece significativo è l'interprete, colui che ha l'autorità per propagare una verità piuttosto che l'altra, il leader, l'incarnazione dello Spirito: fermo restando che di figure del genere ce ne saranno diverse, nei vari contesti religiosi, facilmente la violenza trova asilo nelle figure carismatiche e nelle loro interpretazioni; anche perché l'istigazione alla Guerra Santa è un metodo infallibile per fare carriera all'interno di qualsiasi identità.

Non è la Religione in quanto messaggio divino che genera violenza, ma   la Religione in quanto identità; perché tutte le identità maggiori sono facilmente contaminate dalla violenza e dal desiderio di sopraffazione. La mia speranza è di riuscire ad individuare delle modalità per attenuare questa deriva sanguinaria.

Un approccio similare viene talora propagandato come critica al Fondamentalismo: in un quadro complessivo in cui le religioni sono in sé buone e positive, ma vengono rovinate da un eccesso di immedesimazione; un po' come il troppo zucchero che rende immangiabile la torta. Beh, ognuno sceglie l'interpretazione che preferisce; tuttavia, ho l'impressione che la spinta identitaria delle religioni sia condannata al Fondamentalismo e che l'unica maniera per fermare quest'ultimo sia riflettere sull'identità religiosa. Ma ne parleremo ancora.

Se di Religione ne avete abbastanza, potremmo parlare di Democrazia. Se invece volete approfondire l'interazione fra sacro e profano, fra Dio e violenza, potete guardare le Alleanze Religiose, anche a costo di saltare qualche scalino.

Per qualsiasi comunicazione: info@identitario.it