Inventario delle Identità

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Rappresentanza

Sappiamo tutti che la Democrazia moderna è basata sul criterio della Rappresentanza: non decidiamo direttamente quali leggi avere, quali giudizi dare, quali azioni intraprendere a livello Stato, ma diamo mandato ad altri di occuparsi di questi problemi per conto nostro. Eleggiamo questi nostri Rappresentanti sulla base dei propositi che essi esprimono, delle ideologie che li guidano, degli interessi che favoriscono: propositi, ideologie e interessi che noi massimamente condividiamo. In teoria.

In realtà, il quadro è più articolato. Intanto, io non voto Tizio solo perché fa il "mio" bene personale, secondo l'idilliaco quadro liberale: lo voto perché risulta allineato ad una o più delle mie identità, in particolare a quelle che attirano di più la mia attenzione in quel momento. Cerchiamo di capirci con degli esempi. Il mio rappresentante posso averlo scelto perché appartiene al partito che io giudico più adatto a risolvere i problemi del paese: ed ho fatto appello all'appartenenza ideologica e quella statuale. Oppure, posso averlo scelto perché ha nel programma una riduzione delle tasse alle imprese, cosa che a me imprenditore porta maggior profitto e una più sicura gestione dell'azienda: e facciamo appello all'appartenenza aziendale, all'egoismo del singolo, alla volontà di benessere familiare. Ancora più specifico: voto Tizio perché assumerà mio figlio in Comune; evidentemente, è solo l'appartenenza familiare a giocare un qualche ruolo. Oppure lo voto perché è Cattolico: ed è l'appartenenza religiosa a far premio. Oppure lo voto perché si oppone all'immigrazione e salvaguarda il mio benessere da Roma Ladrona: e qui viene dato spazio ai vari localismi e alle contrapposizioni nazionalistiche e infranazionali. Oppure l'ho scelto perché è simpatico, intelligente, capace, attivo ed efficace: e questo testimonia l'appartenenza ad una nuova identità, incarnata proprio in quell'uomo politico. Insomma, l'abbiamo già detto: sono le Identità che determinano le scelte democratiche. Ma possiamo fare altre più sottili considerazioni.

Eleggiamo il nostro Rappresentante a partire dal Bene che per noi è più significativo in quel momento. Tuttavia, la nostra scelta sottintende l'aderenza del nostro eletto ad una serie di altre appartenenze, che, per quanto implicite, sono per noi altrettanto importanti di quella esplicita: tanto è vero che la negazione di quelle può portare a riconsiderare quest'ultima. Per fare un esempio, stando lontani dalle traversie presenti (novembre 2009 e scandalo transessuali a Roma): il presidente Clinton è stato un uomo politico di grande capacità e successo. Tuttavia, il fatto di aver avuto un rapporto orale con una studentessa di passaggio e di avere in prima istanza negato questo episodio ha rischiato di farlo destituire. Evidentemente, gli si richiedeva l'aderenza a varie "altre" identità: la Famiglia, con la sua ferrea richiesta di fedeltà reciproca; la sessualità ordinaria, senza "giochini" disgustosi quanto comuni; soprattutto, l'Onestà. A prima vista, quest'ultima non sembra un'identità di per suo; tuttavia, la Democrazia sa bene quanto pericolosa sia per lei la propaganda e il cammuffamento della realtà, quanto insidiose siano le false promesse e il fingersi ciò che non si è: per cui, possiamo associare la mancanza di Onestà al tradimento delle Democrazia, o finanche dello Stato. Clinton è riuscito ad uscirne, sia pure per il rotto della cuffia; tuttavia, resta un esempio significativo di quanto si richieda ai nostri Rappresentanti di conformarsi sia alle appartenenze esplicite che a quelle implicite del loro mandato.

Restiamo in tema: parliamo di Questione Morale.

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