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Quarantotto Ore

Nelle misure per arginare il terrorismo islamista c'è anche la possibilità, per la Pubblica Sicurezza, di espellere i sospetti terroristi senza il controllo dell'autorità giudiziaria. Vorrei fare qualche considerazione in merito, ma prima mi devo rifare alla mia storia personale.

Io sono nato in Italia, ma i miei genitori erano profughi dai paesi dell'Est. Nei primi anni '50, cercavano di ricostruirsi un'esistenza dignitosa in questo paese dopo lo sfacelo della guerra. "Qualcuno" (il portiere? un vicino insofferente? il padrone di casa?) suggerì alla Polizia che eravamo spie dell'Unione Sovietica. D'improvviso ricevemmo il foglio di via: avevamo quarantott'ore per lasciare il paese.

Naturalmente, non avevamo mai avuto alcun coinvolgimento in attività spionistiche. A furia di motivate proteste, di suppliche, di raccomandazioni, il foglio di via venne ritirato; col tempo, siamo diventati cittadini italiani. Mi è però rimasto lo sconcerto per una condanna kafkiana che, senza tua colpa, senza possibilità di appello, ti spezza la vita.

Non sono un esperto, non posso dire quali siano le misure più efficaci per combattere il terrorismo, e d'altro canto mi rendo ben conto di quanto sia importante contrastare un nemico potente, diffuso, nascosto. Il mio è solo un invito: non dimentichiamo i pezzi di civiltà che stiamo sacrificando in questa lotta.

Eravamo partiti da Etica e Migranti.

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