Inventario delle Identità

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Quadro d'Insieme

Cerchiamo di mettere un po' in ordine gli "oggetti" che ingombrano la nostra comprensione. Siamo partiti dalle Identità condivise; proviamo a inserirle nella prospettiva offertaci dal Tavolino a tre gambe, cioè nello schema della Conoscenza, dell'Etica e dell'Emotività. Abbiamo già visto che ogni Identità racchiude la sua Etica. D'altro canto, esiste una stretta interazione fra Identità e Comunicazione, e l'Identità forgia l'Intercapedine tramite la quale il Mondo viene percepito; per cui, possiamo dire che l'Identità influenza la nostra possibilità di Conoscenza. Non abbiamo ancora considerato gli effetti dell'Identità sull'Emozione: ma vedremo che anche a quel livello le interazioni sono frequenti. Queste peculiarità non esauriscono il contenute delle Identità: tuttavia, ne rappresentano una fetta sostanziale. Per converso, la nostra visione del mondo, il nostro piano di vita e la nostra ricerca della felicità dipendono dalle contorsioni del nostro mix identitario.

Le considerazioni sulla Comunicazione sono in qualche maniera parallele. La Comunicazione non è un'Identità: anche se abbiamo visto che fra Comunicazione e mondo delle Identità esistono corpose connessioni. Tuttavia, anche la Comunicazione può essere analizzata in base al nostro "tavolino": essa infatti veicola e propaga le sollecitazioni conoscitive, etiche ed emozionali. Possiamo immaginare messaggi che siano puramente informativi o puramente esortativi o puramente emotivi; nella pratica, riceviamo messaggi che partecipano di tutte e tre queste componenti, in maniera più o meno esplicita: ma siamo istintivamente capaci di reagire appropriatamente ad ognuna di esse.

Ammettiamolo: ho fatto un po' di confusione, quando nei lemmi precedenti ho associato la Comunicazione alla Conoscenza. La Comunicazione è sicuramente il veicolo preponderante per la Conoscenza, ma lo è anche per la Morale e l'Estetica. Prima o poi mi metterò a rielaborare quel capitoletto. Tuttavia, non viene inficiata la tesi di fondo, e cioè che l'Identità influenza la Comunicazione e che la Comunicazione influenza l'Identità: solo che questo non avviene soltanto a livello della Realtà che viene propugnata, ma anche facendo perno sull'Etica e sull'Emozione che vengono messe in gioco.

Per tornare alla Filosofia classica: accanto alla Teoretica, all'Etica e all'Estetica, largo spazio veniva dedicato alla Retorica, intesa come capacità di convincere tramite Comunicazione; proprio quella sollecitazione identitaria che abbiamo riconosciuto nell'interazione fra Identità e Comunicazione.

Nello "spazio" definito dai tre assi della Conoscenza, dell'Etica e dell'Estetica le Identità appaiono come dei grumi di materia, che legano e delimitano le aree di Conoscenza, di Etica e di Estetica congruenti con quella certa Identità. Anche i prodotti della Comunicazione (un libro, un'opera lirica, un documentario televisivo) potrebbero essere rappresentati nella stessa maniera: grumi di solidità che racchiudono informazioni, esortazioni e commozioni. Certo, sarei più contento se questi "assi" fossero ordinabili ed orientabili; ma non si può avere tutto, dalla vita.

Questa geometrizzazione forzata va un po' attenuata. Se un punto di questo immaginifico "spazio" appartiene ad un'Identità, immaginata come un solido immerso nello "spazio" stesso, ebbene quel punto propone una congruenza fra un dato di Realtà, un'istanza morale ed una pulsione emotiva. Lo stesso vale per le Comunicazioni. Sembra un po' azzardato, bisognerà ripensarci. Probabilmente, va ampliato il ruolo degli "zeri" dei vari assi, il "non coinvolgimento" dell'una o dell'altra componente.

Altro particolare è dato dalle zone "vietate" ad una interazione: se un punto dello "spazio" non appartiene ad un'Identità, allora quella combinazione di conoscenza, di morale e di emozione non è prevista e non è prevedibile all'interno di quella Identità. Almeno, in quel momento per quella platea: spero che sia chiaro che le nostre Identità sono cangianti a seconda degli individui che le incarnano e a seconda del momento in cui vengono "fotografate".

La matematica è bella anche per i suoi "se e solo se". Nel caso specifico: abbiamo fantasticato che le Identità disegnino i succitati "grumi" nello spazio definito dalla Conoscenza, dall'Etica e dall'Estetica. D'altro canto, mi piacerebbe poter dire che un'Identità viene "esaurita" dall'enunciazione delle sue coordinate e dalle loro congruenze: insomma, che la descrizione del "grumo" in termini di visione della Realtà, concetti morali e appigli emozionali contempli tutto quanto c'è da dire o da sapere su una data Identità. Purtroppo, non credo sia vero! Scendiamo con i piedi per terra: stiamo parlando di persone, di gruppi, di realtà multiple, più o meno casuali, di appartenenze che si intrecciano e si scontrano dinamicamente. In un'Identità "c'è di più" di quello che risulta da questa immaginaria geometrizzazione. Prendiamola per quello che vale.

Già: cosa vale? La mia speranza è che tanta elucubrazione serva a qualche cosa. Ad esempio, cosa succede quando due Identità si trovano a coesistere nello stesso individuo, o nello stesso gruppo? Individuiamo tre casi. I "grumi" delle due Identità restano separati, senza "coordinate" in comune (esempio: comportamento in Chiesa e comportamento allo Stadio): non ci sono problemi. I "grumi" delle due identità coincidono, ad uguale situazione corrisponde uguale comportamento (esempio: giuramento in Chiesa e giuramento in Tribunale): non ci sono problemi. I "grumi" delle due identità risultano diversi e sovrapposti rispetto ad una o più "coordinate" (esempio: comportamento da Cristiano e comportamento da Mafioso): deve intervenire un'opera di mediazione e di riallineamento che può modificare le stesse Identità coinvolte. I "grumi" vengono ridisegnati.

Anche la Comunicazione, naturalmente, segue le stesse regole; tuttavia, le eventuali incongruenze sono meno problematiche. Il fatto che un romanzo sentimentale finisca in un modo e una simile novelletta finisca in un altro, non sconvolge nessuno. Tuttavia, anche per la Comunicazione possono essere necessari degli aggiustamenti. La complicata procedura per l'accettazione dei risultati scientifici tramite peer review ha naturalmente le sue pecche, ma è un ragionevole tentativo per combattere le "bufale" spacciate per Scienza. La diatriba violenta scatenata dalle vignette su Maometto ci ricorda quanto delicata sia l'interazione fra Comunicazione e Identità.

Qual'è il ruolo delle Enciclopedie Condivise? Ebbene, le Enciclopedie Condivise ci avvertono che gli "assi" con cui vorremmo categorizzare e ingabbiare le Identità sono essi stessi variabili, sia da persona a persona, sia di momento in momento. Di più: in un gioco ricorsivo che frastaglia la già complicata comprensione reciproca, è proprio il mix identitario che condiziona le varie Enciclopedie Condivise, le quali poi disegnano gli "assi" che dovrebbero inquadrare imparzialmente le Identità stesse. Le speranze di una qualunque oggettivazione vengono perse per strada.

E' interessante rilevare quanto simile sia il rapporto delle Enciclopedie Condivise con la Comunicazione. E' evidente che, senza le Enciclopedie Condivise, la Comunicazione non è possibile. D'altro canto, è dalla Comunicazione che hanno origine le stesse Enciclopedie Condivise, e quindi gli "assi" della nostra esistenza: quando incontriamo una nuova realtà, un'azione imprevista o un'inaspettata emozione, è la Comunicazione che ci permette di inquadrarle nel loro contesto e secondo la loro valenza; insomma, di assegnare le "giuste" coordinate. Di nuovo, il nostro rapporto con l'"esterno" si basa su uno strumento che l'"esterno" stesso ha forgiato. Ricordiamo anche che la Comunicazione non è necessariamente neutrale: oltre ad essere involontariamente condizionata dal mix identitario dell'emittente, può essere scientemente deformata per accomodare i più svariati interessi e motivazioni: citiamo solo il carico comunicativo dei messaggi pubblicitari. Ne consegue che il nostro approccio al Mondo, al Giusto e al Bello è talvolta distorto da forze incontrollabili.

Come abbiamo osservato parlando di Enciclopedie Condivise, ogni "asse" prevede la sua Enciclopedia; in più, c'è l'Enciclopedia Condivisa della Lingua. Quest'ultima risulta intimamente legata alla Comunicazione, da una parte, all'appartenenza etnica-statuale-nazionale dall'altra. Per fortuna, si tratta di una struttura solida, che non si lascia facilmente corrompere e la cui generalizzata traducibilità offre trasparenza. Tuttavia, anche la Lingua si presta a derive identitarie, come ad esempio la predicazione islamica in Arabo con contenuti aggressivi, gli Argot delinquenziali, l'uso del dialetto "ad excludendum".

Chissà se c'entra. I lemmi delle Enciclopedie Condivise possono essere pensati come le "tracce" che la Comunicazione ha lasciato nella nostra memoria; tracce che sono state approfondite da esperienze e Comunicazioni successive oppure sono state cancellate da dati non congruenti. Con ciò, non voglio negare che l'origine delle Enciclopedie Condivise sia quello precedentemente descritto, cioè l'influsso della Famiglia, della Scuola, della Società: voglio solo sottolineare come questa azione si eserciti tramite la Comunicazione, che anche in questo caso risulta strettamente intessuta ai fenomeni identitari.

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