Inventario delle Identità

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Polanski in prigione

 

6/10/2009

Il regista Roman Polanski è stato imprigionato, in Svizzera, e rischia di essere estradato negli Stati Uniti, dove dovrà scontare una condanna per stupro; il delitto è stato commesso 32 anni fa nei confronti di una ragazzina di 13 anni. La situazione ha suscitato un po' di dibattito, con una fazione a favore dell'estradizione, un'altra contraria.

Perché ve ne parlo? Perché sono emerse due fazioni, chiamiamole dei Perdonatori e dei Persecutori. Non sono vere e proprie identità: il problema è troppo lontano, piccolo, teorico per suscitare il coinvolgimento emotivo associato ad una scelta identitaria; tuttavia, analizzare questo processo ci può dire qualcosa sul più generale problema della formazione dell'Identità.

Ci sono gli "Amici di Polanski": coloro che hanno lavorato con lui, che lo apprezzano umanamente, artisticamente o professionalmente, che quindi vogliono tenerselo vicino, libero e attivo. Naturalmente, la loro motivazione non consiste solo nel: "è amico mio", ma in qualcosa del tipo: "è una brava persona, lasciatelo in pace". Tipicamente, questo argomento lascerebbe il tempo che trova: sono molti di più i "non amici" di Polanski rispetto ai suoi "amici". Ciò nonostante, c'è un impatto significativo di questa posizione, per ingenua che sia, e deriva dalla visibilità dell'ambiente in cui Polanski opera, il mondo dello spettacolo, e dalla sua influenza mediatica; per cui, sentire i "grandi nomi" che si pronunciano a favore del regista scuote l'opinione pubblica e, se non altro, la fa interessare al caso. E' chiaro che, se la stessa cosa fosse capitata ad una persona "normale", il reo sarebbe stato subito trasferito negli U.S.A. e non se ne sarebbe parlato da nessuna parte. Ribadiamo un concetto evidente: senza comunicazione, non solo non si concepisce l'identità, ma neanche la discussione.

Ci sono gli argomenti "maschilisti": quelli che sostengono che l'età del partner non conta, che la vittima ha perdonato il regista, che la condanna era eccessiva e sbagliata, che l'arresto in Svizzera è frutto di un inappropriato trappolone, visto che Polanski in Svizzera ci viveva. Queste argomentazioni raccolgono in genere poco seguito: delineano tuttavia un'alleanza, fra Perdonatori e Maschi da una parte e Persecutori e Femmine dall'altra. Naturalmente, non si tratta di un'alleanza meccanica: ci sono schiere di maschi e femmine nelle rispettive fazioni avverse; tuttavia, costituiscono un esempio di quelle sottili relazioni che costruiscono la cosmologia identitaria di ciascheduno.

Alcuni Perdonatori sono perplessi per il tempo trascorso dopo il delitto. Il ragionamento è che, dopo 32 anni, la persona che viene messa in carcere non è la stessa persona che era coinvolta nel crimine; insomma, viene punito qualcuno che, in qualche maniera, non c'entra. La diatriba si inasprisce quando vengono considerate le differenze legislative fra un paese e l'altro. Se la cosa fosse stata gestita in Italia, il reato sarebbe già stato prescritto, e quindi "perdonato", per invecchiamento del reo. L'argomento viene considerato di poco peso dai Persecutori: la legge è legge, il reato prevede quella pena lì in quella società lì, un'eventuale eccezione farebbe dubitare della certezza della legge e costituirebbe un incitamente a commettere il reato. Si possono portare altri esempi a sostegno di questa tesi: non è forse giusto giudicare i criminali nazisti anche a sessant'anni dalla fine della seconda guerra mondiale? Battisti, il brigatista rosso rifugiatosi in Brasile, non dovrebbe scontare l'ergastolo a cui è stato condannato, anche dopo trent'anni di latitanza? Al di là delle opinioni contrapposte, possiamo evidenziare un dettaglio. La disparità di trattamento giudiziario fra paesi diversi ma analoghi per cultura e tradizioni mette in dubbio la possibilità stessa di un'Etica condivisibile; la sottolineatura identitaria, stavolta coniugata a livello Paese, determina la giustizia.

Un altro gruppo di Perdonatori si interroga sul "che serve"? Cioè: se lo scopo del carcere è quello di proteggere la società dal criminale e dalla ripetizione del reato, nonché di educare il condannato ad evitare i comportamenti antisociali, non ha senso imprigionare qualcuno che ha dimostrato di non reiterare il crimine ed anche anagraficamente sembra protetto da soverchie tentazioni. Ancora, i Persecutori si attaccano alla necessità di una legge sicura ed imparziale. Il carcere ha sì un valore "sociale", in quanto impedisce la reiterazione del crimine; ma ha anche, e soprattutto, un valore "dissuasivo", perché associa al crimine una pena e una prospettiva sgradevole. Se questa connessione viene messa in dubbio, crolla un fulcro della sicurezza di tutti i cittadini. Anche qui possiamo sottolineare una rilevanza identitaria: è nella "necessaria" punizione del reo che viene dimostrato quanto egli sbagliasse nell'attuare un comportamento anomalo; la sua sofferenza è la conferma della appropriatezza della mia posizione e dell'ambito etico ed identitario nel quale mi muovo.

Il tema più diffuso e più problematico a proposito di Polanski mette in campo la particolare abilità del regista e suggerisce di non privare la società del suo talento. Una linea di pensiero parallela sostiene che l'Artista, qualsiasi Artista, non va giudicato con gli stessi criteri con cui vengono valutati individui più comuni. Per i Persecutori, risulta intanto incerta la definizione di Artista: questo sì, questo no, perché? D'altro canto, questa distinzione non è recepita in nessun codice moderno: tutti sono uguali di fronte alla legge. E tuttavia. E' vero che le personalità "artistiche" sono frequentemente irregolari, anticonvenzionali, originali, estreme; probabilmente, occorre un forte coinvolgimento con se stessi, con il proprio "Gruppo Uno", per realizzare qualcosa che prima non c'era e che si rivela una ricchezza per la società: vale per l'Arte, ma anche per l'imprenditoria, la politica, la leadeship in genere. E' giusto che la società "paghi" questa eccezionalità in termini di impunità o di lassismo? O è meglio perdere l'eccezionale ma avere un "normale" sicuro ed affidabile? O forse il legame fra eccezionalità e devianza è un'invenzione malata e il problema non si pone?

Gira gira, va a finire che si parla sempre di Berlusconi.

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