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Papa Ratzinger invoca la Sussidiarietà

Dal discorso di Papa Ratzinger del 10/1/2011:

«Esorto tutti i governi a promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l'educazione dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta».

Principio di sussidiarietà?

Data una situazione nella quale vari "enti" interagiscono con una persona, per sussidiarietà si intende il criterio per cui gli enti più vicini alla persona, e presumibilmente meno "potenti", esplicano tutta la loro efficacia, e solo in seconda battuta intervengono gli enti più lontani e più generalisti. In soldoni: all'individuo pensa la famiglia, la parrocchia, il Comune, la Regione e via via tutta la scalettatura di organizzazioni intermedie; solo in ultima istanza lo Stato interviene nel suo destino, e solo se è assolutamente necessario.

Il principio di sussidiarietà è portato avanti soprattutto dalla Chiesa Cattolica, che lo ha formulato con Pio XI. Il principio generale avrà i suoi meriti e i suoi demeriti, ma viene prevalentemente invocato per assegnare una primogenitura alla Chiesa rispetto allo Stato. Qualcosa del tipo: "ai clienti ci penso io, se ho bisogno di te ti chiamo".

Questa posizione della Chiesa ha vari addentellati. Intanto: chi partecipa alla vita comunitaria chiesastica viene protetto dall'interferenza dello Stato, e deve rispondere solo alla Comunità di cui fa parte. Naturalmente, esistono dei limiti e degli accordi, per cui la Legge del paese è comunque prevalente; ma tutti i casi di Eteronomia vengono risolti a favore della lezione ecclesiastica. Sembra poi discutibile questo stabilire che la Chiesa è più vicina dello Stato: può avere un senso se ci si riferisce alle persone che sono religiosamente coinvolte; tuttavia, visto che gli Italiani sono Cattolici, si sostiene che per loro la Chiesa è sempre più vicina dello Stato: ne consegue che la Chiesa ha un primato di intervento nei confronti di tutti gli Italiani, e non solo di quelli che esplicitamente lo richiederebbero. In definitiva: l'invocazione del principio di sussidiarietà sembra inserirsi nella stagionata polemica fra Guelfi e Ghibellini.

Se il principio di sussidarietà viene proiettato sullo spettro delle nostre molteplici appartenenze, i conflitti con l'autorità statale possono moltiplicarsi; nello stesso tempo, le varie appartenenze si trovano a disputarsi il terreno prima riservato allo Stato, con presumibile elevazione del livello di litigiosità: infatti, nessuno ha mai definito una scala delle vicinanze identitarie, per cui ognuna di esse si arrogherà il diritto di comandare la variegata, multidentitaria umanità. Vale di più un'etnia o una residenza? Cioè: quand'è che un terrone smette di essere tale? Vale più l'aderenza ad un partito o il tifo per una squadra di calcio? Cioè: possono esistere degli aderenti al Partito Democratico che siano Milanisti? Vale di più il lavoro o il ricatto criminale? Cioè: l'imprenditore del Sud si fa espellere da Confindustria o si fa ammazzare dalla Mafia? E via contrapponendo. Tutto sommato, va forse rivalutata l'idea di uno Stato laico che sia "vicino", autorevole e di sicuro riferimento per tutti.

Consigli di lettura:

Dizionario (alla voce Eteronomia).

Stato

Alleanze Religiose

 

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