Inventario delle Identità

Voi siete qui:  Skip Navigation LinksHome Page > Blog > 27/1/2011 Negazionismo


Skip Navigation Links

Negazionismo

E' il 27 Gennaio 2011, ennesimo Giorno della Memoria, il giorno dedicato al ricordo della Shoà e degli altri sconfinati crimini del Nazismo. E' il momento opportuno per ripensare alla proposta di Riccardo Pacifici, il presidente della Comunità Ebraica di Roma, di introdurre nel nostro ordinamento il reato di Negazionismo: dove per Negazionismo si intende la tendenza storiografica a sottovalutare o a negare gli eccidi compiuti dai Nazisti del Terzo Reich, in particolare quelli contro gli Ebrei.

E' evidente che personalmente rigetto il Negazionismo. Tuttavia, quello che mi interessa è la perversa contaminazione fra Identità e Comunicazione che il Negazionismo mette in evidenza. Vediamo di dipanare questa matassa.

Di per suo, il Negazionismo si accredita come asettica e scientifica indagine storiografica, che si propone di accertare "cosa davvero è successo" durante la Seconda Guerra mondiale, in particolare nei confronti degli Ebrei. Tale indagine mette in evidenza alcune contraddizioni, vere o presunte, delle fonti documentali sull'Olocausto e ne ricava la messa in dubbio dell'intero sterminio nazista.

Se tale polemica si fosse limitata alle Facoltà di Storia delle varie Università, sarebbe stata facilmente corretta e assimilata, contribuendo a qualche scarsa nota a piè di pagina. La prima anomalia del Nagazionismo è proprio il suo denominarsi come indagine storiografica, ma di connotarsi come movimento di opinione e come Identità a sé stante. In particolare, i Negazionisti hanno individuato una Congiura della storiografia mondiale che voleva accreditare la Shoà contro le loro "evidenze" e che li perseguitava come portatori della Verità. In questo quadro, qualsiasi contraddizione delle loro tesi diventa un dettaglio della lotta di queste Forze Avverse contro il buon senso e la Ragione. D'altro canto, chi si schiera contro i Negazionisti rileva quanto poco essi siano motivati da obiettivi interessi storiografici e quanto, invece, siano appoggiati da persone ed organizzazioni apertamente antisemite; per non far nomi, dai movimenti più conservatori della Chiesa Cattolica e da qualsiasi frangia politica filoaraba e antiisraeliana.

In questo quadro, non è già più possibile rifarsi ad una "realtà oggettiva": qualsiasi tesi o antitesi diventa positiva o negativa, vera o falsa, a seconda che provenga dal fronte dei "buoni" o da quello dei "cattivi". La concretezza delle argomentazioni cede il passo alle contrapposizioni emozionali. Qualsiasi tentativo di discussione ricade nella speculare denuncia dei due Complotti, quello degli Ebrei Subdoli Dominatori del Mondo e quello degli Antisemiti Razzisti Assassini.

Siamo quasi tutti d'accordo (siamo quasi tutti d'accordo?) che la Shoà si è effettivamente verificata, che milioni di persone sono state sterminate con motivazioni folli e inumane. Tuttavia, se incontro un negazionista, non ho la possibilità di convicerlo che sta sbagliando, anche supponendo che sia in buona fede: ogni mia testimonianza sarebbe tacciata di forzatura, di ambiguità, di falso. Vi ricordate quando parlavamo dell'Intercapedine? Ebbene, ecco un caso in cui l'Intercapedine prende il posto della Realtà.

Ha allora ragione Pacifici, è necessaria una Legge per tutelare la Verità ed evitare la deriva antisemita? A priori, si può fare di tutto: stiamo vivendo una contrapposizione identitaria, Ebrei contro Antisemiti, e sarebbe opportuno che lo Stato si schierasse dalla parte giusta. Tuttavia, vanno considerati anche i rischi di un'opzione del genere. Intanto, checché se ne dica, si va contro la libertà di parola e di espressione; inoltre, da una parte si accredita l'aura di persecuzione così utile ai Negazionisti, dall'altra si richiama su di loro l'attenzione della gente e si incitano i soliti bastian contrari a prendere posizione dalla parte sbagliata. Una legge contro i Negazionisti è possibile, esiste in altre parti d'Europa; ma ho molti dubbi sulla sua opportunità e sulla sua efficacia.

 Dobbiamo allora lasciare il campo libero alla predicazione dei Negazionisti e alle sue infauste conseguenze? Non è detto: solo che la strada da seguire è più complicata e più difficile di quanto proposto da Pacifici. Si tratta di rintuzzare, in tutte le occasioni, l'emergere dell'interpretazione Negazionista; di controbattere nelle cose, nelle testimonianze, le falsificazioni che vengono propagandate; di sopportare la denigrazione del proprio dolore per ribadire la solidità di quanto è avvenuto. Si tratta insomma di agire ancora all'interno della Comunicazione, ma spingendo dall'altra parte. E' vero che l'Identità cerca di costruire il Mondo a sua immagine, che l'Intercapedine consente molteplici torsioni e distorsioni della realtà: e tuttavia, è possibile puntare sulla forza delle cose e della ragionevolezza. Non convinceremo mai gli adepti, ma forse potremo evitare che il delirio si diffonda. Certo, non sarà gratis. Babbo Natale non esiste.

Consigli di lettura:

Intercapedine

Complotti

Nazismo

Comunicazione versus Identità

 

Per qualsiasi comunicazione: info@identitario.it