Inventario delle Identità

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Nazismo

E' il momento di affrontare un argomento scomodo; il più scomodo di tutti.

Come è potuta succedere la Shoà? Come ha potuto una nazione evoluta, civile, "morale", perpetrare un crimine così vasto, atroce, inaudito? Come si è verificato che un intero paese si sia dato al Male, alla sofferenza e alla morte di un incalcolabile numero di loro simili?

Ci sono tante risposte: si parla della follia di Hitler, della forza della propaganda, della popolazione tenuta all'oscuro, dell'antisemitismo secolare della Nazione Tedesca, del revanscismo aggressivo seguito alla pace di Versailles e al disastro della Repubblica di Weimar, della crudeltà assurta a inopinato valore positivo. Tutto verosimile: ma insufficente.

C'è un'odiosa maniera per capire qualcosa di più: pensare come un nazista. Proviamo a delineare un percorso, a ricapitolare una fissazione.

Gli Ebrei non pensano come noi Tedeschi, non "sentono" come noi, non si comportano come noi: gli Ebrei sono geneticamente diversi, sono mentalmente diversi dai Tedeschi. Gli Ebrei che sembrano simili a noi Tedeschi sono quelli più subdoli, sono le spie, gli infiltrati, i delatori, i traditori. Gli Ebrei sfruttano le risorse e le ricchezze che sono patrimonio inalienabile di noi Tedeschi. Gli Ebrei sono vigliacchi, laidi, immorali, corrotti: e odiano noi Tedeschi perché siamo tanto meglio di loro. Gli Ebrei congiurano contro noi Tedeschi, vogliono il nostro male, sono la radice di ogni nostra sventura, di ogni nostro fallimento. Gli Ebrei sono potenti e decisi, vogliono annichilirci e sottomettere la Nazione Tedesca e il Mondo intero ai loro turpi scopi; noi Tedeschi possiamo sopravvivere solo se li sconfiggiamo prima che loro possano sconfiggere noi. La lotta fra Ebrei e Tedeschi è senza esclusione di colpi, fino alla loro totale distruzione e alla nostra inevitabile vittoria. Vittoria inevitabile, ma non scontata: noi Tedeschi dovremo mostrare contro gli Ebrei tutta la determinazione e l'audacia che ci rende migliori di loro.

" ... Il pensiero del giudaismo è chiaro. La bolscevizzazione della Germania, ossia la soppressione dell'intelligenza nazionale tedesca e lo sfruttamento, che ne sarebbe la conseguenza, delle forze di lavoro tedesche da parte della finanza mondiale ebraica è solo considerata come il preludio della diffusione della tendenza ebraica alla conquista del mondo. Come spesso avviene nella storia, la Germania è il perno, il centro della formidabile lotta. Se il nostro popolo e il nostro Stato restano vittime di quei tiranni dei popoli, avidi di sangue e di denaro, la Terra intiera cade fra i tentacoli di quei polipi. Se la Germania si scioglie da questo avvinghiamento, una grande minaccia per i popoli sarà eliminata nel mondo intiero. ... " (Hitler, Mein Kampf, dal Capitolo XIII).

Va bene, ecco quello che ne ricavo. La Shoà è stata il risultato di una forsennata contrapposizione identitaria, di un coinvolgimento che tanto più si esaltava quanto più si opponeva ai "nemici", reali o immaginati che fossero. Lo sterminio diventa possibile solo se viene inquadrato in una guerra senza quartiere, in un conflitto che vede la sopravvivenza di uno solo dei due contendenti, in quanto più degno e più nobile. Per esaltare la violenza omicida e spezzare il riferimento identitario al Gruppo Infinito, cioè la comune appartenenza all'Umanità, viene ingigantita la contrapposta appartenenza ad un gruppo privilegiato, superiore, ma minacciato. I soldati tedeschi non ammazzavano Ebrei, ma conquistavano un'esistenza degna di essere vissuta per i loro fratelli, per le loro sorelle e, in definitiva, per lo stesso Genere Umano, in quanto rappresentato dalla superiore razza Ariana. I borghesi tedeschi non erano complici di uno sterminio, ma testimoni della liberazione della loro cultura e della loro economia dalle catene del Giudaismo: evento di cui tutto il Mondo avrebbe tratto giovamento. Se poi la gente percepiva qualche eccesso, qualcosa di moralmente inappropriato, questo veniva giustificato come un comprensibile sfogo per i troppi torti subiti o come un'occasionale, eccessiva rigidità nell'applicazione di regole benefiche.

Non è la follia che spiega il Nazismo; l'aver individuato gli Ebrei come i potenti nemici che odiavano la Nazione Tedesca è bensì oggettivamente folle, ma non più di altre, analoghe focalizzazioni identitarie; una volta accettato l'assioma razziale e identitario, il comportamento del popolo tedesco è stato perfettamente razionale. I Tedeschi non hanno scelto e servito il Male, come tanta pubblicistica ha sostenuto, in una prospettiva tutto sommato tranquillizzante, come vi dirò fra poco.  No, i Tedeschi hanno continuato ad essere genitori amorevoli, credenti osservanti, persone corrette, lavoratori indefessi; hanno continuato ad essere "buoni" e "ragionevoli". Il fatto che nel frattempo venisse da loro sterminato un intero popolo faceva parte di un progetto sostanzialmente condiviso e moralmente giustificato da tutta la Nazione. I Tedeschi hanno ammazzato gli Ebrei convinti di agire razionalmente per il Bene dell'Umanità.

Ci sono alcune considerazioni che derivano da questa prospettiva. Intanto, la propensione del coinvolgimento identitario ad essere sfruttato per contrapposizioni sia pure inventate ma coerenti con i disegni del Potere; salvo poi uscire dal "sogno" e chiedersi stupefatti come sia stato possibile che noi, proprio noi così morali, civili, intelligenti, ci siamo precipitati nell'incubo. Tale facilità di instradamento ci dà una certezza: Hitler ha fatto scuola. In questo momento, da qualche parte nel mondo, qualcuno sta seguendo le sue orme per risolvere i propri problemi, o quelli che lui vede come tali, con il massacro di un'intera popolazione. Se anche non si arriva a questi estremi, battere la grancassa della contrapposizione identitaria ha comunque effetti nefasti; quando sentiamo quel tamburo, è il momento di riscuoterci e di controbattere all'indottrinamento.

Perché è così inquietante il Nazismo? Perché abbiamo paura che possa succedere anche a me, a ciascuno di noi, di diventare un nazista o di essere perseguitato da un nazista. Attribuire il Nazismo ad un forsennato e generalizzato patto col Diavolo ci mette psicologicamente al sicuro, nel senso che, finché non firmiamo col sangue di fronte al Maligno, non diventiamo dei carnefici, e finché non sentiamo odore di zolfo non diventiamo delle vittime. Purtroppo, non è così: tutti viviamo la temperie identitaria, che nel dispiegarsi delle sue regole, delle sue alleanze e delle sue incarnazioni può toccarci e trasformarci in mille modi. La Croce Uncinata e il cancello di Auschwitz sono chiusi nell'armadio di casa nostra, più vicini e più terribili di quanto vorremmo. L'unica difesa che possiamo erigere consiste nella comprensione dei meccanismi che scatenano l'orrore: per fermarli, prima di essere stritolati.

Un'ultima cosa: Hitler non era matto; Hitler non era un bugiardo. Certo, era un politico, e come tale autorizzato ad un uso "flessibile" della propaganda e della Storia: ma penso fosse veramente persuaso di ciò che propugnava. Credeva davvero nella necessità dello sterminio degli Ebrei. Purtroppo, la sua convinzione è stata il catalizzatore che ha portato tutta la Nazione Tedesca a seguirlo su quella strada, per arrivare ad un'illimitata carneficina. Meglio diffidare dalle persone troppo convinte di aver ragione - e troppo convincenti.

Un corollario su questo argomento: Perché le camere a gas.

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