Inventario delle Identità

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Lotta contro il Tempo

Siamo tutti mortali. Non che la cosa ci renda felici, anzi. Quel tanto di ansietà che inevitabilmente ci prende, quando pensiamo ad un Mondo definitivamente senza di noi, viene riversato ed enfatizzato nelle nostre appartenenze identitarie, che quindi vengono proiettate nell'eternità: naturalmente, ciascuna secondo le sue peculiarità ed i suoi parametri. Probabilmente, la pulsione che giustifica questo tentativo  ha a che fare con l'importanza che noi diamo a queste appartenenze, che quindi vengono percepite come assolute ed immortali. In definitiva: il Tempo è percepito come nemico dell'Identità. Tuttavia, del Tempo  non si può fare a meno: da una parte, la ragionevolezza richiede che esso venga comunque inserito nella Visione del Mondo connessa con l'Identità; dall'altra, spesso un'Identità è anche un progetto, un Piano del Mondo, che ovviamente si svolge nella Storia. Da queste contrastanti esigenze scaturisce, per ogni tipo di identità, un complesso gioco di  riferimenti e di negazioni e di concessioni legate al problema del Tempo. Vediamole un po' più in dettaglio.

Il terreno d'elezione alla Lotta contro il Tempo è sicuramente quello delle Religioni, che si definiscono in relazione ad una trascendenza atemporale: Dio è infatti al di fuori del Tempo. Ogni Religione deve allora affrontare il paradosso dell'effettiva storicità  dell'espressione religiosa, che si verifica e si realizza in un momento e in un posto determinato, che pertanto comincia e inevitabilmente evolve adeguandosi alla caducità del Reale.

Una prima soluzione consiste nell'eternalizzazione del Testo: per il pio Ebreo la Thorà esiste identica a se stessa dall'inizio del Mondo, stessa cosa vale per il pio Mussulmano rispetto al suo Corano. I Vangeli non hanno questa pretesa; anche se resta inquietante l'inizio del Vangelo di Giovanni: "In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio". Sacre Scritture create o increate, esse sono sicuramente destinate ad illuminare la sorte degli Uomini fino alla fine del tempo; nella loro fissità ed immutabilità, simboleggiano e incarnano il Non-Tempo del fenomeno religioso. Solo che la realtà cambia vorticosamente, come applicare il Testo immobile ad un Mondo in movimento? Ecco il ruolo privilegiato dell'Interpretazione, che attualizza l'opportuna estrapolazione del testo o riporta l'attualità al "giusto" versetto sacro.

Un secondo approccio prevede l'eternalizzazione di un qualche momento fondante, cancellando quindi la Storia successiva come sbagliata e peccaminosa e invocando un ritorno alla purezza delle origini. Sto parlando del Fondamentalismo, che, in realtà, non origina dal problema del Tempo, ma nasce da esigenze di rinnovamento morale e spirituale, o ancora come soluzione all'incogruenza fra una dottrina "giusta" ed una  realtà "sbagliata" ed insoddisfacente (vedi in proposito Conoscenza - Ignoranza); tuttavia è interessante come, anche in queste istanze, si consideri significativo un solo particolare periodo  e diventi irrilevante o dannoso il resto del Tempo.

Un ulteriore tentativo di mediazione fra eterno e contingente si realizza nelle Feste Religiose che vegono ciclicamente riproposte nell'ambito dell'Anno del calendario della Religione considerata. Tali reiterate celebrazioni svolgono due funzioni: da una parte, le Feste sono legate ad eventi particolarmente significativi della religione stessa: per cui, vivere la festa significa ripercorrere un'immedesimazione ed allinearsi ad un contenuto atemporale; d'altro canto, le feste ritornano identiche di anno in anno, imprimendosi nella memoria e rendendo evidente l'irrilevanza del trascorrere del Tempo.

C'è un'ultima ciclicità che viene utilizzata dalle Religioni per esorcizzare lo stigma della temporalità. Si tratta del ciclo della Vita Umana: nascita, maturazione, matrimonio, morte. Appropriandosi di tali eventi, le Religioni diventano bensì momenti di necessaria mediazione sociale, ma soprattutto marcano l'esistenza dell'individuo e della società e cancellano il Tempo individuale enfatizzando il Non Tempo spirituale.

Sembra che questa Colonna abbia solo a che fare con la Religione. Non è così: mi sono particolarmente soffermato sul fenomeno religioso perché, in questo caso, il conflitto fra Identità e Tempo è più strutturato ed evidente. Per le altre Identità, verranno utilizzati degli strumenti analoghi a quelli che abbiamo già visto finora.

Pensiamo allo Stato. Anche in questo caso, esistono dei Testi di riferimento: ad esempio, la Costituzione della Repubblica Italiana. Certo, non si tratto di Testi immutabili: esistono delle modalità di modifica di questa stessa Legge Fondamentale; solo che le procedure sono ferraginose e comunque aleatorie. In definitiva, la Costituzione resta molto più stabile di quanto, forse, non sarebbe giusto. Questo Testo, comunque, non suscita particolari fondamentalismi: almeno, al di là della nostra solita surriscaldata litigiosità politica. Può essere interessante confrontare la Costituzione, nella sua immutabilità, le Leggi, nella loro variabilità e stabilità, le Sentenze della Magistratura, ancora più varie e variegate, con l'analoga "filiera" del Testo religioso, delle Interpretazioni canoniche, delle prediche dei singoli religiosi: un'infinita mediazione fra l'Eterno e il transeunte. Passando ad altro: anche lo Stato ha le sue Feste: che hanno una funzione analoga a quelle religiose; ha inoltre creato le Giornate della Memoria, per accertarsi che alcuni capisaldi identitari non venissero trascurati. E naturalmente lo Stato si è appropriato del Ciclo Vitale: delle Nascite, dei Matrimoni e della Morti. Della Maturazione, ha fatto una struttura a parte: la Scuola.

La Politica affida all'Ideologia il tentativo di superare la contingenza: con poca fortuna, devo dire. Il Marxismo  proponeva una sua "fine della Storia": invece, è stata la Storia a finire il Marxismo. Fascismo e Nazismo l'avevano preceduto. Da notare, per amore di simmetria, l'importanza dei Testi immortali in tutti i movimenti epocali del XX° secolo; in particolare, il Mein Kampf di Hitler era obbligatorio in ogni casa tedesca; il libretto rosso di Mao Tse Tung (come lo scrivevamo noi ingenui) è stato di per sé il marchio di un'epoca. Feste pubbliche e personali abbondavano in tutte le colorazioni: ricordate i "Giochi del Fascio"? Insomma, il meccanismo era sempre quello.

Non abbiamo ancora finito, con la Politica: il Liberalismo è vivo e vegeto e imperante. Da notare che Testi ce ne sono pochi (chi è che davvero ha letto Adam Smith?), feste ancora di meno; forse, l'accettazione del Tempo è più sopportata. Sarà per questo che, come ideologia, è durata più delle altre. I vari Movimenti Popolari sono legati alla Chiesa, ai suoi diktat, alle sue "eternità". Tuttavia, esiste quel tanto di pragmatismo e di adeguamento popolaresco che ne smorza le velleità immortaliste.

Anche le Nazioni e i Localismi aborrono il Tempo. La conservazione della Lingua in apposite accademie, vocabolari, grammatiche, rientra nella volontà di essere sempre uguali a se stessi. I Costumi folkloristici tramandati dai genitori ai figli hanno la stessa funzione: e vale anche per gli Ebrei Ortodossi. I Testi seguono la lingua, gli Scrittori Fondanti di una Nazione vengono ripercorsi nelle sue Scuole. Le Feste locali o nazionali sono un ingrediente tipico di questo sentire identitario.

Non so se esistano direttive così stringenti contro il Tempo a livello, ad esempio, dell'Identità Aziendale. A livello Corporate, c'è probabilmente la sensazione precisa che il mondo sta cambiando e che l'Azienda non solo deve cambiare con lui, ma deve anticipare il cambiamento, cavalcare l'onda della moda o dell'economia. Ricordo cosa mi dicevano ai vari corsi di Organizzazione Aziendale: "Change is the name of the game", "Il gioco si chiama: cambiamento". Eppure, proprio questa enfatizzazione sulla necessità di prepararsi ad essere diversi da se stessi mi lascia il dubbio che si tratti di una preordinata strategia al fine di combattere il suo opposto, una sonnolenta, intangibile, coriacea persistenza in quello che si è. L'Appartenenza si vuole immutabile.

Non esiste solo il lato Pubblico del coinvolgimento identitario; anche il lato Privato sente la necessità di superare il contingente e di raggiungere l'eternità. Non fatemi fare un lungo elenco: voglio solo segnalarvi due possibilità. Pensiamo al Matrimonio: è tale la volontà di confermare l'appartenenza alla Famiglia che all'unione della coppia viene invocata sia la Religione che lo Stato che la Festa di tutti gli amici. Pensiamo al Tatuaggio: oltre al suo valore estetico, esso spesso testimonia un impegno, una scelta, inevitabilmente, un'Identità: l'adesione alla quale vuole essere talmente forte che viene marchiata in maniera indelebile sul corpo dell'adepto. Combattiamo tutti contro il Tempo. Non vinceremo mai. Perderemo a testa alta.

Prima che questo succede, date un'altra occhiata alle Caratteristiche.

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