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L'Italia Ipocrita di Ernesto Galli della Loggia

Sul Corriere del 20 Febbraio 2010, il signor Ernesto Galli della Loggia, prendendo spunto dagli scandali che recentemente hanno coinvolto Protezione Civile e politici vari, cerca di scongiurare l'insorgere di un nuovo sentimento popolare tipo "Mani Pulite" sottolineando che la classe politica non è, e non può essere, migliore del Paese che rappresenta: aspettarsi qualcosa di diverso è sostanzialmente ipocrita. Pertanto, finche il nostro è il paese dove i piccoli e i grandi inganni sono la normalità del vivere quotidiano, ci dobbiamo rassegnare ad una classe di politici corrotti e truffaldini.

Il ragionamento sembra impeccabile; non lo è. Quando io eleggo un mio rappresentante, non è detto che io lo voglia "uguale" a me: anzi, di solito lo voglio "migliore" di me. Quando assumo un avvocato che mi rappresenti in tribunale, cerco chi sappia districarsi con maggiore abilità nei labirinti della Giurisprudenza; mi aspetto che un idraulico riesca a gestire le tubazioni come io non saprei fare (e ad un prezzo ragionevole!); i giocatori della mia squadra del cuore sono ben più prestanti fisicamente di quanto potrei esserlo io (in verità, all'allenatore della mia squadra potrei insegnare diverse cosette; ma c'è sempre un'eccezione, in un discorso). Insomma: credo che tutti gli elettori vedano, nei politici che scelgono, delle qualità particolari che magari gli stessi elettori non possiedono. Cosa sono queste qualità? Cosa richiediamo da questi particolari idraulici?

La Teoria Politica ci suggerisce che dal Politico si richiede che sappia occuparsi del Bene Comune. Naturalmente, ogni nostra Identità, politica o meno, ha la sua tetragona idea di cosa sia il Bene Comune; e questa è solo l'inizio dell'ambiguità insita in ogni rappresentanza. Il Politico viene scelto perché incarna il mio Bene (le mie Identità), o almeno ci si avvicina più di altri. Sul piano personale, la mia visione del Bene può consentirmi un'occasionale deviazione dalla Norma per seguire gli interessi miei personali o della mia famiglia o dei miei amici, per dar seguito cioè alle altre istanze identitarie a cui appartengo; ma troverò inevitabilmente sbagliato che tali pulsioni vengano espresse da colui che ho investito di una Missione di rappresentanza etica.

In buona parte, il successo della Democrazia è dovuto a questo meccanismo: scelgo il mio rappresentante con la convinzione che sia "più bravo" di me e degli altri nel gestire lo Stato e il Potere e le Regole. Certo, l'Opinione Pubblica può essere manipolata, le persone possono cambiare, la Realtà può essere diversa dai manifesti elettorali; tuttavia, se il giochino riesce, il Paese ha la sua possibilità di progredire proprio perché la sua Classe Dirigente è un passo avanti rispetto al Paese stesso. Se questo non succede, se anzi la Classe Dirigente va contro il generale sentimento morale, è normale che il Paese pensi alla sua sostituzione. Le modalità di quest'ultima, naturalmente, possono essere opinabili. Che Tangentopoli abbia prodotto il ventennio berlusconiano appare inappropriato: ma tant'è.

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