Inventario delle Identità

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Insulti

Come funziona l'insulto? Qualcuno ci dice qualcosa, ci equipara a qualcosa di abbietto, ci accusa di una qualche ignominia; e noi ci sentiamo feriti e reagiamo violentemente. Forse, non tutti gli insulti sono legati a meccanismi identitari; ma ci sono tre categorie che ci possono interessare.

La prima è quella dell'insulto "allòtropo" (="diretto altrove"), quello che ci accusa di condividere un'identità che rifiutiamo: "sei un maiale!", "delinquente!", "maleducato!", "va fa'n culo!", delineano appartenenze che ci risultano umilianti o a cui siamo contrari.

La seconda categoria considera l'insulto "katàtropo" (="diretto verso il basso"), quello che ci accusa di non rispettare a sufficenza le regole dell'identità che ci coinvolge: "infame!", "stronzo!", "faccia di bronzo!", "egoista!", eccetera. L'insulto mette in evidenza la nostra scarsa o maldiretta partecipazione all'identità di cui vogliamo far parte. Anche gli insulti che ci accusano di scarsa intelligenza, come: "idiota!", "pirla!", "scemo!", ci accusano in realtà di non essere "a livello" della razza umana.

Per parlare dell'insulto "omòtropo" (="diretto verso l'uguale"), devo rifarmi a quanto raccontava un mio professore delle medie (Gualtieri! Che fine ha fatto?). Il professore aveva assistito a questo, nei lontani anni '50: due gruppi di persone si insultavano vicendevolmente, gli uni dando agli altri dei "Fascisti!", gli altri che rispondevano dando agli avversari dei "Comunisti!". Man mano che la baruffa procedeva, la gente si arrabbiava sempre più finché si arrivò allo scontro fisico. Quello che deliziava il mio scettico professore era che quelli, "Fascisti" e "Comunisti", lo erano davvero: e non si capisce quindi la logica dell'insulto e della rabbia montante.

Beh, magari gli insulti non erano così puliti: da una parte si sarà parlato di "fascisti di merda", dall'altra si sarà interloquito con "comunisti bastardi": per cui le contumelie avevano forse un peso più rilevante di quanto non risulta dal raccontino. Ma c'era dell'altro.

Non si trattava solo di insultare il gruppo avverso, ma anche di focalizzare l'attenzione sul nemico. Insomma, non "Fascista!" (o "Comunista!") perché tu ti possa vergognare di essere quello che sei, ma per certificare che tu, proprio tu, sei l'obbrobrio subumano che io associo a quell'epiteto: e quindi, per darmi l'autorizzazione morale a scaricare su di te tutta la mia rabbia per la decadenza del mondo e per le mie sfortune personali. Una sorta di rito propiziatorio.

Ecco quindi una nuova categoria di insulti: non tanto l'enfatizzazione della colpa per un'identità tiepida o tradita, quanto la definizione e la fissazione di un'appartenenza sbagliata, l'asserita collaborazione con "il male". Giustificazione questa di tutta la violenza possibile e di qualsiasi altro peccato contro l'etica del "gruppo infinito".

In realtà, la distinzione fra l'insulto allotropo, katatropo ed omotropo risulta spesso irrilevante; quello che fa fede, il contenuto del messaggio, è la volontà di ferire da parte dell'avversario. Già, l'avversario, il nemico: ecco un'altra indicazione identitaria strettamente legata all'insulto.

E' possibile che ci siano insulti prevalenti per le varie identità; oltre naturalmente a quelli buoni per tutte le stagioni. Per fare un lavoro accurato, dovrei esaminare le varie identità e stabilire, per ciascuna, gli insulti allotropi, katatropi e omotropi. Scordatevelo. Se ci tenete, la ripartizione potete farvela voi.

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