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Il piccolo sarto

Mòishele Schneyder ha sempre fatto il sarto: sarto di nome e di fatto. Uomo piccolo, ebreo osservante, tagliava e cuciva vestiti da uomo nella natia Polonia. Si è sposato, ha avuto due figlie. E' arrivata la guerra, i nazisti, la persecuzione antisemita; lui si è salvato per miracolo, la moglie e le due figlie ... no.

Dopo la guerra, Mòishele Schneyder si ritrova a Brighton, in un'Inghilterra distrutta dal conflitto e dalla miseria. E lui ricomincia a frequentare il tempio, ricomincia piamente a fare il sarto: rammenda un paio di pantaloni, rivolta un cappotto, prepara due camicie per tizio, una giacca per caio. A poco a poco, le cose si mettono meglio, apre un negozietto, sposa una correligionaria, la loro unione è benedetta dalla nascita di un figlio.

Una sera, sta dando l'ultimo colpo di ferro ad un lussuosissimo completo, in pura lana vergine, per il suo cliente migliore, quando è interrotto dallo squillo del telefono: è un caro amico dei tempi andati, si lascia andare a qualche confidenza. Quando torna al lavoro ... il ferro da stiro, lasciato sul vestito, ha bruciato la stoffa, la giacca è irrimediabilmente rovinata. E Mòishele alza i pugni al cielo e prorompe in un grido: "Dio, NO! Dio, NO! QUESTO non me lo dovevi proprio fare!"

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