Inventario delle Identità

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Gruppo Uno Più

Lo so che sto sfidando la vostra pazienza: vada per il Gruppo Infinito, vada per il Gruppo Uno; ma il Gruppo Uno Più sembra veramente l'invenzione di un tipografo ubriaco. D'altro canto, mi sento su terreno infido: se uso nomi più convenzionali, questi mi infettano con  contenuti che corrompono la mia definizione. Insomma: i nomi che uso sono infami, ma almeno i concetti mi appartengono completamente. Che poi questi concetti così puri ed integri meritino davvero tutta questa attenzione, tutta questa precauzione,  è un altro paio di maniche.

Il Gruppo Uno è l'individuo, con le sue pulsioni, il suo egoismo, i suoi diritti di singolo. Il "gruppo due" lo associo solitamente alla famiglia germinale: oppure alla letteratura "rosa". Il Gruppo Uno Più vuole descrivere lo stato, da molti condiviso, di interazione con un'Entità Superiore. Esso è  formato dall'individuo e dal suo personale rapporto con Dio. Egli è da solo, e nello stesso tempo è accompagnato da forze immense e travolgenti. Le manifestazioni del Gruppo Uno Più sono le più svariate: certo, ci sono le estasi di Santa Teresa d'Avila, ma anche lo strofinio scaramantico del cornetto rosso da parte del giocatore d'azzardo partenopeo;  ma anche la percepita vicinanza dei propri cari defunti; ma anche l'attenta disanima dell'oroscopo giornaliero fatta da metà della popolazione; ma anche la preghiera occasionale, imprevista, sincera. Volete un altro esempio? Considerate gli Oranti. E' l'identità che governa la nostra intima comunicazione con il metafisico, con l'imponderabile, con l'ultraterreno

Certo: è l'identità più facilmente associata alla Religione; e tuttavia, non coincide strettamente con essa: a parte i casi in cui l'identità religiosa e l'afflato verso il trascendente non coincidono, va considerata da una parte la dimensione sociale del fenomeno religioso, l'identità religiosa, e dall'altra parte la dimensione individuale del sacro, espressa nel Gruppo Uno Più. Molte persone sentono come identitario il rapporto personale che hanno con Dio, come e più del rapporto che hanno con la Chiesa o comunque con l'istituzione religiosa.

Per ripetermi: distinguo qui fra il rapporto istituzionalizzato con Dio, che è governato dalle religioni, e una forma più intima di relazione con l'irrazionale, che viene costruita e perfezionata a livello individuale. Quest'ultima assume una caratteristica identitaria, in quanto può diventare sorgente di giudizi e di comportamenti altrimenti ingiustificati. Naturalmente, il Gruppo Uno Più è diverso da individuo ad individuo, ammesso pure che l'individuo ne riconosca l'esistenza.

Questo posto è buono come qualsiasi altro per una considerazione che mi sta a cuore, ma che c'entra relativamente con il contesto. Una delle ragioni per cui mi affanno a censire identità e a considerarne le caratteristiche è che le persone sono legate alle proprie identità come cozze allo scoglio. Più propriamente: le identità vengono considerate come delle ricchezze da non sperperare, da custodire gelosamente, da passare in eredità ai figli, da diffondere fra le persone care. Fra questi "tesori", c'è naturalmente il Gruppo Uno Più. Cosa dire, allora, degli Atei, dei Miscredenti, dei razionalisti a tutta prova?

Posso parlarne perché appartengo a quest'ultimo gruppo. Non credo a Dio, né al cornetto portafortuna, né all'oroscopo. Ho rinunciato al Gruppo Uno Più. Ebbene: c'è un tanto di rincrescimento in questa separazione. Intendiamoci: sono convinto che non poteva essere altrimenti; mi sento ricompensato dalla piacevolezza della ragione, dalla coerenza di un costrutto razionale. Tuttavia, devo riconoscere a chi ha mantenuto tale identità un "vantaggio competitivo" in termini di comportamento e di carattere. E' probabilmente questa la ragione per cui, nei millenni della storia umana, il Gruppo Uno Più ha continuato e continua ad avere i suoi sostenitori.

Un'ultima nota. Il Gruppo Uno Più mi è venuto in mente solo di recente; non fa parte della mia originale costruzione teorica. Lo debbo ad una cara amica che non ho mai visto, Gabriella Caramore, la conduttrice della trasmissione radiofonica Uomini e Profeti . Una ricerca così appassionata, come la sua, una tale capacità di non essere banale, una disponibilità così tollerante, meritava almeno un appunto, un tentativo di spiegazione.

Ueilah! E se provassimo a parlare di Religione?

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