Inventario delle Identità

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Giustizia e Identità 

"La Repubblica" di Platone resta il riferimento sotterraneo di ogni nostra velleità morale. Dai lontani tempi del liceo, mi perseguita l'invocazione di un supplente di Filosofia, pronunciata con voce blesa e pesante accento siculo: "O Socrate, che cosa è il Giusto?". Non fatevi illusioni, non ho trovato la Risposta: tuttavia, è stata una ricerca interessante.

Mi rendo conto che ho suscitato la vostra irrefrenabile curiosità: un riassunto del primo libro della Repubblica lo trovate qui: http://www.filosofico.net/laaarepubblicaa1.htm . Bravo, eh, il vecchio Plato? Ma torniamo a noi.

Vi potreste chiedere qual'è il rapporto fra l'Etica e la Giustizia. Vero che ve lo state chiedendo?

Beccati! Non dovreste chiedervelo! Tanto per ricordarvi che siete perpetuamente sotto esame. In particolare: vi siete già dimenticati del rapporto fra Etica, come emanazione del mix identitario personale, e Giustizia, come cristallizzazione del mix identitario pubblico. Non avete letto il mio famoso "Le Due Macedonie"! Oppure l'avete letto e l'avete considerato un'astratta raccolta di vaniloqui! Potreste non avere torto: ma tanto vale rileggervelo per avere un'idea di cosa sto dicendo. 

La Giustizia contiene tante cose. Contiene la Legge; contiene le organizzazioni che fanno la Legge e che curano che sia messa in pratica; contiene i Giudici, coloro che decidono quando lo "stato di Legge" è stato osservato, quando è stato alterato e come si fa a ripristinarlo; ma contiene anche tutti noi che alla Legge riconosciamo un valore. E' di questa ultima connessione che voglio parlarvi.

L'abbiamo già detto ma lo ripetiamo: la Giustizia è Etica congelata, quindi, la codificazione e la promanazione delle prevalenti identità pubbliche. La Giustizia è anche la fondamentale e fondante soluzione al problema della violenza: infatti, il gestore della Giustizia diventa l'unico depositario della violenza e viene accettato in quanto si proclama terzo rispetto ai contendenti. Terzo sì, ma fino ad un certo punto: infatti, pur non parteggiando nè per l'uno nè per l'altro, condivide valori ed identità riconosciute ed accettabili da parte degli stessi contendenti. Se la famiglia Alberti reclama la capretta in quanto figlia del suo caprone e la famiglia Brambilla la vuole in quanto partorita dalla sua capra, un giudice che decidesse di sacrificarla a Visnù per propiziare un felice raccolto avrebbe in Italia vita difficile.

Il Giudice, naturalmente, applica la Legge. Per meglio dire, la interpreta. Potete leggervi la mia diffidenza nei confronti delle pandette in Testo Religioso - Testo Legale. Fatto sta che la "scatola nera" [Giudice + Legge  + applicazione della Legge] produce risultati che devono essere coerenti con il Comune Sentire, pena la decadenza dell'uno o dell'altra o dell'altra ancora. Naturalmente, il Comune Sentire è un altro nome per la prevalente opinione etica del momento, che a sua volta riflette il mix di pubbliche identità che pervadono il corpo sociale considerato.

E' interessante notare come solitamente anche il "colpevole" condivide l'universo identitario, cioè la Legge: nel senso che, se è colpevole, approfitterà di tutte le scappatoie che quelle gli offrono per sfuggire alla punizione incombente; se sarà condannato, si rammaricherà di non aver trovato il cavillo giusto, di essere incappato in un corpo giudicante prevenuto, di aver casualmente accumulato una sequela di false prove a suo carico, di essere stato traviato dalle circostanze o dalle cattive compagnie: ma non protesterà contro la Legge, definendola ingiusta o sbagliata. Intendiamoci: può succedere; ma in questo caso, cambiamo prospettiva: usciamo dal dominio della Giustizia ed entriamo nel dominio della Guerra. Ne parliamo da un'altra parte.

La Giustizia nasce per mettere ordine in un mondo "sbagliato": nasce da un'esigenza di equità e di condivisione. Sovente, per giustificare e fondare questo modello di convivenza viene richiamato il Contratto Sociale. Scoprirete che non sono particolamente d'accordo con questa prospettiva: comunque, per il momento, prendiamola per buona.

La delega della violenza alla Giustizia risolve i problemi delle faide e delle vendette, dove le fedeltà familiari e tribali si sovrapponevano alle considerazioni di merito e frantumavano una più complessa convivenza sociale. In sostanza, la Giustizia sostituisce l'offeso e neutralizza, assumendosela in proprio, la sua volontà di vendetta. La Giustizia si fa quindi carico di un'istanza punitiva e pretende di esorcizzarla in un contesto di moralità superiore.

Infatti, quando arriva Beccaria, con il suo "Dei delitti e delle pene", ci sentiamo tutti più buoni: la Giustizia non serve alla vendetta, ma bensì al reinserimento del reo redento all'interno della società. Solo che è un imbroglio: intanto, perché nessun ordinamento giuridico ha rinunciato alla funzione punitiva della pena, o almeno, al confinare "da qualche parte" chi da fastidio all'ordine sociale; poi, perché il percorso di redenzione non risulta facilmente definibile, specie se si deve affrontare uno iato identitario fra giudicante e giudicato; infine, perché le già scarse risorse dello Stato non verranno certo profuse verso coloro che hanno negato la sua autorità: meglio un delinquente non redento in libertà piuttosto che un aumento delle tasse.

Più ci penso, più mi sembra che la Giustizia abbia anche e soprattutto un valore rituale, di conferma della nostra identità collettiva. Noi abbiamo ragione, e lo dimostriamo facendo sì che coloro che operano contro di noi vengano puniti ed esclusi dal corpo sociale. Certo, non è solo un rito: il timore della pena è un ingrediente essenziale per consolidare nella gente i comportamenti voluti, e la segregazione degli "anomali" rende più semplice la vita comune. Tuttavia, l'aspetto sacrale e confirmatorio dell'amministrazione della Giustizia è importante per la nostra immedesimazione nello Stato, o comunque nella sorgente del Diritto. Potete trovare degli ulteriori dubbi leggendovi Giustiza e Amnesia.

Lo so che non ne potete più di questo zampettare intorno ad un unico concetto. Suvvia, rilassatevi! Potete ripensare ulteriormente al valore rituale della giustizia leggendovi "In una colonia penale", di Kafka, a questo indirizzo: http://www.kafka.org/index.php?colonia_trad .

Vi siete riposati? Siete più allegri? Adesso vi sembra tutto a postino? Beh, non è così. Ci siamo dimenticati della caratteristica più irritante di un mondo a identità condivise: la pluralità di queste e la conseguente molteplicità delle loro applicazioni. In soldoni: non c'è "una" Giustizia, ci sono "le" Giustizie. Certo, non sono preoccupato per la cavillosa distanza fra il nostro ordinamento e quello, che so, degli Stati Uniti d'America; anche se Perry Mason avrebbe in Italia vita difficile. No, sto parlando di contrapposizioni significative: per restare in famiglia, vi ricordo che il Talmùd, l'infinito commento alla Bibbia della tradizione Ebraica, è sostanzialmente un testo giuridico, con le proprie regole per la risoluzione delle controversie; va da sé che i principi dell'antico testo non sempre sono congruenti con il Diritto Romano o con la Costituzione Italiana. Più vicino a questi, naturalmente, è il Diritto Canonico, la legislazione della Chiesa Cattolica; anche se i criteri del Giusto e dello Sbagliato non sono esattamente quelli della Repubblica Italiana. Più preoccupante però è la Shaarìa, la summa giuridica della tradizione islamica: è meno conciliante ancora del testo ebraico o cattolico, per converso viene propugnata con molta maggiore determinazione e accanimento. Non solo religioni: i militari hanno la loro Legge e il loro Giudice, la Corte Marziale. Avete già capito: se con pazienza ripasserete tutte le identità "forti", noterete che ognuna di esse ha elaborato una sua visione della Giustizia, sia pure in ambiti limitati, e questa Giustizia è più o meno congruente con quello che ne pensate voi. Ricordo per inciso la Famiglia e la sua gestione della giustizia: la Faida, l'uccisione di uno di "voi" per ogni morte di uno di "noi". Vi sembra un concettino obsoleto? E' uno dei problemi che le truppe occidentali devono affrontare con la popolazione afghana quando i bombardamenti USA producono "vittime collaterali": le famiglie colpite si sentono obbligate a passare dalla parte dei Talebani; a riprova che niente è troppo moderno, niente è troppo antico. Non dimenticate poi la Criminalità Organizzata: anch'essa ha una sua definizione precisa di cosa vuol dire Giustizia, e la applica con solerzia e puntualità.

Siamo alle solite: nell'interazione delle identità, si confrontano e si scontrano anche i rispettivi, consolidati criteri di Giustizia e Ingiustizia. Sembra davvero difficile concepire una convivenza di qualsiasi tipo fra identità contrapposte. Peggio: sembra che l'unica sbocco della contrapposizione delle Giustizie sia la Guerra.

Per qualsiasi comunicazione: info@identitario.it