Inventario delle Identità

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Enciclopedie Condivise

Un simpatico paradosso della Filosofia Classica si chiede come sia possibile la comprensione reciproca: se io sono diverso e sostanzialmente isolato da te, che garanzia ho che quando io dico "tavolo" tu pensi al "tavolo"? Al "mio" tavolo, a quello che IO intendo per tavolo? E se non ho questa garanzia, come posso pretendere di comunicarti qualcosa, di condividere con te i miei pensieri? Non sarà che tu capisci qualcosa di diverso da quello che io volevo trasmetterti, è possibile che il tuo fraintendimento renda inadeguata e ingannevole tutta la nostra Comunicazione?

Come al solito, rappresentando questi ellenici paradossi, scivoliamo nella Tragedia Greca; in realtà, la Comunicazione esiste ed è generalmente solida ed affidabile. Ciò non toglie che ci possiamo porre il problema e ripercorrere gli effettivi limiti, se ci sono, di tale condivisione.

L'intesa che posso avere con uno sconosciuto si deve basare su un patrimonio di idee, concetti, relazioni e quant'altro a cui entrambi abbiamo accesso: è quella che chiamo un'Enciclopedia Condivisa. Secondo me, disponiamo non di una sola ma di diverse Enciclopedie Condivise. E' di queste che voglio parlarvi.

Lo so, a sentire nominare un'Enciclopedia Condivisa vi viene subito in mente Wikipedia: ma il paragone è ingannevole. Wikipedia è discutibile, continuamente aggiornata, totale, unica. Le mie Enciclopedie condivise, quelle che ci permettono la convivenza sociale, sono apodittiche, fossilizzate, parziali, differenziate. Ogni essere umano ha la "sua" copia di una data Enciclopedia Condivisa: e tale versione è diversa da tutte le altre sia per contenuti che per modalità di aggiornamento. L'intesa che resta tuttavia possibile con gli altri portatori di Enciclopedie si basa su una probabilistica comunanza di voci e di definizioni; da verificare comunque caso per caso, visto che i fraintendimenti restano possibili e micidiali. Per riassumere: potete immaginare Wikipedia come un affidabile minimo comune multiplo, l'intesa umana come basata su un aleatorio e variabile Massimo Comun Divisore.

Su una parola vorrei richiamare la vostra attenzione: probabilistico. La nostra reciproca comprensione si basa sulla probabilità che abbiamo di condividere una sezione di Enciclopedia Condivisa che sia significativa e sufficiente per l'interazione che mettiamo in atto. Visto in negativo: che le inevitabili differenze che esistono fra le nostre Enciclopedie Condivise non siano tali da stravolgere inesorabilmente il messaggio. Queste differenze, questa distanza che esiste fra il mio essere nel mondo e quello degli altri sono difficili da misurare; ma sicuramente sono collegate alle diverse abitudini di vita, alla particolare formazione ricevuta, agli obiettivi che abbiamo ritenuto di perseguire. Gira e rigira, lo sfrangiamento delle varie versioni di un'Enciclopedia Condivisa è collegata alle nostre Identità, in particolare a quelle che abbiamo già percorso e che hanno definito le nostre esperienze.

Perché insisto sul plurale? Perché non parlo di un'unica Enciclopedia Condivisa e mi levo dagli impicci? Secondo me, di Enciclopedie Condivise ce ne sono diverse. Ve le elenco qui di seguito; se poi sarete capaci di unificare tutto il discorso, avrete tutta la mia approvazione.

La prima, basilare, esemplare Enciclopedia Condivisa è il liguaggio, la lingua: l'Italiano, l'Ebraico, lo Shwahili. E' evidente che debbo condividere il significato delle parole, la loro pronuncia, le loro relazioni, la grammatica e la sintassi in cui sono inserite, per attivare una qualsivoglia comunicazione verbale; d'altro canto, la lingua è un esempio perfetto di quella sfrangiatura probabilistica a cui accennavo: nessuno conosce tutte le parole di una lingua; tutti i parlanti ne condividono una fetta abbastanza significativa da abbozzare una comunicazione; le parole note ad una sola persona non fanno parte della lingua, non costituiscono comunicazione; esistono però gruppi di parole riservate a gruppi di parlanti (si vedano i vari gerghi tecnici o canaglieschi); spesso una conoscenza approssimativa è comunque sufficiente per la comunicazione che si vuole instaurare; un essere umano può conoscere una o più lingue, ma ha comunque una lingua preferenziale che è legata ad una sua appartenenza forte e significativa. Un'altra caratteristica interessante: i termini della lingua sono spiegati e interpretati tramite altri termini della lingua stessa; un meccanismo autoreferenziale indubbiamente efficace, che risolve i termini complessi nelle perifrasi costruite con termini semplici: tuttavia, lascia spazio ad errori non correggibili all'interno del solo "sistema" linguistico.

La altre Enciclopedie Condivise che mi vengono in mente sono legate alle branche filosofiche che abbiamo individuato, le "gambe" del Tavolino a Tre Gambe: Teoretica, Etica, Estetica; per meglio dire: Conoscenza, Morale, Emozione. L'Enciclopedia Condivisa della Conoscenza è la nostra comune Visione del Mondo ed è strettamente imparentata con l'Enciclopedia della Lingua: un po' come quei Dizionari Enciclopedici che da una parte, appunto, fanno da dizionari e sono orientati ad interpretare i termini della lingua, dall'altra vogliono raggiungere la completezza di un'enciclopedia, e quindi radunano, spiegano, illustrano, divagano. In questo caso, però, le precauzioni sono più necessarie, gli inganni più frequenti: andate a rileggervi quanto racconto in merito alla Comunicazione.

L'Enciclopedia Condivisa della Morale è più difficile da definire. Nasce dalla constatazione che alcuni atti vengono considerati riprovevoli un po' da tutti: tipicamente, quelli che conducono a far soffrire un essere umano. Altre azioni vengono generalmente considerate positive: sono quelle tramite le quali aiutiamo gli altri. Questi orientamenti di larga massima e le loro declinazioni particolari sono riconoscibili e lasciano presumere un'Enciclopedia Condivisa.

Detta così, sembrerebba una rivalutazione dell'Etica assoluta, la enunciazione dell'esistenza del Bene a cui tutti dobbiamo tendere. Non è così. E' bensì vero che conosciamo quel tipo di moralità: ma la sfrangiatura di questa Enciclopedia è talmente estesa da consentire qualsiasi comportamento. In realtà, nel caso dell'Enciclopedia Condivisa della Morale, i vari richiami del mix identitario hanno facilmente la meglio sulle istanze umanistiche; anche se queste istanze "pure" sono generalmente più conosciute delle loro trasformazioni identitarie.

Per simmetria, mi viene da ipotizzare una Enciclopedia Condivisa della Emozioni. Ci sono emozioni che tutti condividiamo, sia pure con intensità differente: il dolore per la perdita di una persona cara, la tenerezza verso i bambini, i piaceri sensuali. Anche questa enciclopedia ha le sue sfrangiature: emozioni che hanno significato per alcuni e non per altri; anche questa enciclopedia risente dell'approccio identitario per la determinazione di cosa è concesso provare e cosa invece deve ritenersi inappropriato. Tuttavia, la sezione "emozioni" non l'ho ancora scritta: approfondiremo l'argomento un'altra volta.

Lo ripeto, scanso equivoci. Non sto cercando di resuscitare le immutabili ed eterne Idee platoniche del Vero, del Buono e del Bello: e questo perché ogni Enciclopedia Condivisa è sostanzialmente aleatoria. Più precisamente: ogni Enciclopedia Personale presenta numerose "coincidenze" con le Enciclopedie Condivise; ma intanto, solo una parte delle "voci" dell'Enciclopedia Personale trova corrispondenza con l'Enciclopedia Condivisa; le "voci" rappresentate nel caso di Tizio non è detto che coincidano tutte con quelle rappresentante nel caso di Casio; la rappresentazione nell'Enciclopedia Condivisa è sempre differente dalla rappresentazione nell'Enciclopedia Personale, anche se "non troppo" differente; in sostanza, si tratta di una somiglianza probabilistica e pressapochista; certo facilitata se coloro che attraverso essa convivono sono "vicini" come mix identitario.

Da dove vengono queste Enciclopedie Condivise? Perché sono così differenti, fra persona e persona? O forse meglio, perché hanno tanto in comune?

Abbiamo escluso l'ipotesi delle Idee platoniche, cioè l'esistenza aprioristica di entità assolute a cui i nostri concettini fanno riferimento. Le Enciclopedie Condivise sono il frutto del lungo processo di formazione e di educazione previsto per ogni essere umano. Gestori di questo imprinting sono anzitutto i genitori, e in seconda battuta tutte le persone che hanno rapporti con il bambino; gli insegnanti e le istituzioni che formano gli insegnanti; l'ambiente sociale nel quale il nuovo arrivato si trova a crescere e ad interagire. Evidentemente, le Enciclopedie Condivise vengono assimilate insieme a tutte le Identità che la vita sociale impone al nuovo arrivato; infatti, la distinzione fra quanto appartiene alle Enciclopedie Condivise e quanto fa parte di Identità interiorizzate non sarà mai facile né precisa.

Troppo semplice. Il valore dato ad una voce piuttosto che ad un'altra dell'Enciclopedia Condivisa non dipenderà solo dall'ambiente esterno, ma anche dalle caratteristiche dell'apprendista e da casuali focalizzazioni che possono intervenire: insomma, non costruiamo robot deterministici. Ripetiamolo: le Enciclopedie Condivise permettono bensì una socialità coerente; ma solo in via probabilistica. Bisogna contentarsi.

Comunque, la convivenza in genere funziona: con i suoi problemi, naturalmente. Ciò che io chiamo neve non descrive la dozzina di parole utilizzate da un Esquimese per riferirsi allo stesso soggetto; e non sono neanche in grado di comprendere la sommaria analisi del vino di un sommelier o la dedizione di un missionario africano. E tuttavia, con largo margine probabilistico e lasciando spazio ad errori, incomprensioni e correzioni, riusciamo a stare insieme, a collaborare, a condividere.

Convivenza è la parola chiave. Capire insieme la realtà, agire di comune accordo sulla realtà, venire ugualmente stimolati e motivati dalla realtà: con le inevitabili interazioni fra questi tre ambiti. Potremmo definirci un obiettivo: a dispetto delle deviazioni identitarie, dovremmo aumentare le "voci" in comune delle nostre Enciclopedie Condivise e riallinearne le "definizioni"; il nostro scopo dovrebbe essere quello di evitare catastrofici equivoci. Perché negli interstizi delle sfrangiature delle Enciclopedie Condivise si celano mostri. Con un'avvertenza, però: capirsi ... non basta. Posso conoscere perfettamente il mio nemico, i suoi significati, i suoi obiettivi, le sue motivazioni: e tuttavia volerlo uccidere lo stesso. L'allargamento delle Enciclopedie Condivise mi garantisce solo che non lo ammazzo "per sbaglio".

Un'ultima annotazione. Consideriamo la Follia. Non mi addentro nell'aspetto medico o psicologico della malattia mentale: mi interessa solo l'aspetto sociale di tali disturbi. Ebbene, mi sembra che il Pazzo sia colui che esplicita la lontananza di una sua Enciclopedia Condivisa da quella prevalente nel suo ambiente. Si può trattare di Conoscenza, di Comportamento, di Emotività o di qualsiasi combinazione di questi elementi, e le cause possono essere le più diverse; sta di fatto che tale eccessivo scostamento viene sanzionato dal contesto sociale con l'isolamento e la non rilevanza del soggetto.

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