Inventario delle Identità

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Democrazia

Sia ben chiaro: ritengo la Democrazia la miglior forma di governo possibile. Perché allora parlarle "contro", o evidenziarla comunque?

Andiamo per gradi. Intanto accettiamo che anche l'essere democratici rappresenta un'identità: infatti, siamo in tanti a pensare che sia un'appropriata forma di governo; inoltre, abbiamo tutti presenti situazioni nelle quali i "democratici" si scontrano con un "non democratico": tipicamente, qualche forma di dittatore totalitario. Quanto alla possibilità di tradire la Democrazia, abbiamo solo l'imbarazzo della scelta: dal voto comprato nelle aree più degradate del paese alla corruzione del politico maneggione alla negazione di qualche forma di diritto civile per ragioni inappropriate. Bene, si tratta di un'identità: e allora?

Le identità, e soprattutto le identità "forti", deformano la nostra visione del mondo: nel senso che ci fanno sembrare "naturale", ragionevole, inevitabile, un certo tipo di organizzazione della realtà. Non è così: coloro che non partecipano della nostra identità possono magari condividere il nostro punto di vista, ma solitamente ne hanno un altro; e sono autorizzati a mantenerlo.

La Casalingaditaino su questo punto non mi dà pace: per lei, l'empito democratico va ricercato in qualsiasi situazione, è la panacea di tutti i mali, la soluzione di tutti i conflitti. Magari ha ragione. Tuttavia, per esercitare la nostra capacità dialettica, proviamo a parlarne male; o almeno, non benissimo.

Democrazia vuol dire "potere del popolo". Si tratta di una definizione suggestiva: cosa può essere meglio, infatti, che affidare un'attività necessaria, ingombrante e corruttrice come il Potere alla responsabilità di tutti coloro che, d'altra parte, dovranno portare il peso di una sua cattiva gestione? Per divagare: è un po' come far dividere la torta in due parti da Tizio e far scegliere la prima fetta a Caio; Tizio starà ben attento a fare due parti assolutamente uguali. Tornando a noi: il modello che viene ricalcato è quello della persona responsabile che si assume degli impegni e poi vi fa fronte. Il popolo viene considerato come questa unica persona responsabile. E' su questa unicità che si originano delle perplessità.

La prima obiezione è consolidata, riguarda i diritti delle minoranze. E' possibile che le decisioni della gola mettano nei guai lo stomaco. Posso testimoniare personalmente che anche un'unica persona può avere delle difficoltà in merito; figuriamoci un "corpo" sociale. Comunque, sui diritti delle minoranze esiste una varia letteratura, siamo edotti del problema.

La seconda obiezione deriva dal mio antiberlusconismo viscerale: la "persona" che ci siamo raffigurati è "responsabile". Può esserlo solo se ha le informazioni corrette in merito alle decisioni che deve prendere. Se una parte delle informazioni sono sbagliate, o se, peggio ancora, la "persona" è immersa in un mondo virtuale, le sue decisioni saranno sbagliate ed eterodirette. Non prendiamocela più di tanto: anche il potere dei media in Democrazia è un problema ben presente, riprenderemo questo aspetto quando parleremo di Comunicazione.

Infine, la "persona" può non essere completamente responsabile: nel senso che segue un "copione" preparato da qualcun altro. Sto pensando ad un coinvolgimento identitario che predetermini le scelte che vengono effettuate dalla popolazione. In Iraq, in Afghanistan le elezioni non sono un rito democratico: sono la conta delle appartenenze tribali e settarie. Come, temo, in Sicilia, in Calabria, nel Napoletano. L’appartenenza identitaria scardina il rito democratico e vanifica il criterio che lo giustifica. Per avere un esempio più tradizionale potete pensare all'influenza della Chiesa Cattolica sulla politica italiana. Si tratta, di nuovo, di una deviazione eterodiretta rispetto a quelle che sarebbero le scelte "naturali" di una società non distorta dai cicloni identitari. Non so se una società del genere, libera cioè da emanazioni identitarie, possa mai esistere: o se sia possibile limitare la prevalenza dell'una piuttosto che dell'altra identità. Comunque, il problema esiste: ed è qui che viene trattato, è uno dei motivi per cui percorrete queste infinite pagine.

Vorrei introdurre un'argomentazione più generale: credo esistano due domini, il dominio della Giustizia e il dominio della Guerra, talvolta alternativi, talvolta compresenti. Li spiegherò meglio da qualche altra parte; per il momento, lasciatemi solo accennare al fatto che la Democrazia funziona passabilmente sotto il dominio della Giustizia; quando prevale il dominio della Guerra, fa fatica a riconciliarsi con la realtà. Per capirci: come fa la Democrazia degli Stati Uniti a spiegarsi Guantanamo, o Abu Graib, o le "special renditions", o la tortura dei presunti terroristi? Come reagiamo noi democratici italiani al 41 bis, alla legislazione sui pentiti di mafia, alle leggi speciali per le Brigate Rosse, al Lodo Alfano (quando c'era, quando ci sarà di nuovo)? Certo, una Democrazia ha diritto di difendersi, se si sente attaccata e messa a rischio; tuttavia, la facilità con cui certi diritti intangibili vengono superati e cancellati dovrebbe farci capire che tanto diritti e tanto intangibili non sono. Oltretutto, la sensazione di essere attaccati, di essere in guerra, potrebbe essere illusoria e condurci a scelte discutibili. Hitler era sinceramente convinto che l'Internazionale Ebraica ce l'avesse con lui personalmente e che l'unica sua possibilità di sopravvivenza fosse quella di sterminare tutti gli Ebrei.

Concludendo: spero di avervi trasmesso il mio punto di vista. Viva viva la Democrazia: ma rendiamoci conto dei suoi punti deboli.

Se avete bisogno di un ulteriore attacco alla "naturalezza" della Democrazia, potete leggervi Senza Rete: con l'avvertenza che l'argomento centrale non è la Democrazia ma la Razionalità e che ritroverete il lemma nel seguito.

Se avete seguito la mia "scaletta", avete letto di Religione e di Democrazia. Che ne dite di interessarvi allo Stato?

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