Inventario delle Identità

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Debolezza della Democrazia

Recitiamo il Mantra obbligatorio: la Democrazia è la miglior forma di governo possibile, siamo tutti per la Democrazia, bisogna sostenere la Democrazia in tutte le situazioni. I Mussulmani, invece, usano la formula: "In nome di Allah clemente e misericordioso". Adesso possiamo cominciare?

La Democrazia si regge sul meccanismo del voto, esteso a quanta più popolazione possibile, assecondando questo principio: si fa ciò che è gradito alla maggioranza della gente. Naturalmente, ci sono dei correttivi: la minoranza non va sterminata; non si scelgono gli atti di governo ma dei rappresentanti non vincolati; non devono arricchirsi illecitamente nè i votanti nè i votati; comunque, l'idea generale è quella che abbiamo detto.

C'è una debolezza della Democrazia a cui raramente vengono applicati dei correttivi: e parlo della capacità di convinzione della comunicazione. Possiamo individuarla a due livelli. Anzitutto, non posso votare, o apprezzare, o considerare, un candidato o un partito di cui non ho sentito parlare, di cui non ho conoscenza; pertanto, tutte le posizioni politiche devono comunque investire nella comunicazione per diffondere la propria nuda esistenza. In secondo luogo, e molto più insidiosamente, la comunicazione acquista una funzione pubblicitaria e sensibilizza le persone alla necessità di far trionfare l'un candidato o l'altro, l'una idea o l'altra. Spesso, la comunicazione crea un'identità ben definita, per cui gli appartenenti ad un partito si sentono intimamente coinvolti a migliorarne le sorti e a negare validità ai partiti avversi.

Quello che succede è che non vince colui che meglio rappresenta gli interessi del votante, come vorrebbe un'utopica pubblicistica liberale, né quegli che sollecita le sue consolidate identità, come ogni tanto sembra a me, ma piuttosto il personaggio che meglio ha saputo indirizzare al votante gli strumenti comunicativi e propagandistici.

E' interessante considerare per quale motivo i correttivi della Democrazia ignorano o mettono sotto tono questa diffusa distorsione della "purezza" democratica. Credo che la risposta sia banale: se faccio notare al votante quanto sia soggetto alla propaganda e al convincimento mediatico, metto in dubbio la sua coscienza di sé e la sua capacità di decisione autonoma. Ottengo pertanto due effetti: da una parte, una irosa reazione di rifiuto della mia argomentazione e di rigetto della mia posizione politica; dall'altra, un indebolimento della radice stessa della Democrazia. Se il mio giudizio non è significativo, o è comunque facilmente distorto, per quale motivo dovrebbe essere comunque giusta la mia scelta? Forse che altre procedure di scelta sarebbero più efficaci, più corrette? Forse che non vale la pena di sopportare tanti sacrifici, per una Democrazia infondata?

C'entra relativamente: ma ognuno ha le memorie che ha. All'inizio dell'era Berlusconi, su Panorama, che era da poco passato nella sfera del Cavaliere, apparve un'inchiesta: quanto influisce la televisione sulle idee degli Italiani? Le risposte delle intervistati, per l'80%, dicevano: "poco o nulla". L'articolista ne concludeva che la televisione e i media in genere inflenzano poco o nulla gli Italiani: senza rendersi conto, o proditoriamente ignorando, che c'è differenza fra quello che la gente pensa di se stessa e quello che la gente è; che nessuno può ammettere di essere condizionato da enti esterni senza rinunciare alla propria autonomia e alla propria coscienza. La stessa rivista era imbottita di pubblicità patinata dei più svariati beni di consumo: pubblicità del tutto inutile, se il subdolo articolo fosse stato corretto.

Sono dell'opinione che i media, insieme al resto della comunicazione, ci condizionano notevolmente; che non ci rendiamo conto di questo condizionamento in parte per l'abilità dei pubblicitari, in parte per un intimo sussulto di autoconservazione della coscienza; che un esteso controllo dei media sia comunque un pericolo per la Democrazia.

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