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Crocefisso Perché

4/11/2009

La Corte Europea dei diritti dell'uomo ha decretato che il Crocefisso andrebbe tolto dagli edifici pubblici italiani, dove campeggia a seguito di una legge del periodo fascista. Tale ipotesi ha suscitato una diffusa reazione da parte della Chiesa Cattolica, del mondo politico e di buona parte della popolazione del nostro paese. Mi chiedo come mai gli Italiani, unici al mondo, sentano il bisogno di contrassegnare l'edificio pubblico con il Crocefisso.

Per quello che ho capito, la legge fascista inizialmente stabiliva che, accanto al ritratto del Re, già obbligatorio in tutti gli edifici pubblici, ci dovesse essere un richiamo al Papato, a celebrazione del Concordato mussoliniano. Con l'istituzione della Repubblica, il ritratto del Re è scomparso, il Crocefisso è rimasto. Insomma, è successo un po' per caso. Ciò non toglie che vi sia nel paese un profondo attaccamento a questa abitudine.

Nelle lettere che si sono succedute sui giornali, si fa un gran parlare del Crocefisso come simbolo della Tradizione Italiana. Anche in altri paesi vi è un'analoga fissazione sui simboli nazionali e la tendenza a disseminarli dovunque possibile: basta pensare all'ossessione negli U.S.A. per la loro bandiera nazionale. Il problema del crocefisso risiede nel fatto che è un simbolo duplice: sarà anche un elemento della tradizione italiana, ma è soprattutto l'emblema religioso per eccellenza della Chiesa Cattolica. In quanto tale, la sua esposizione negli edifici pubblici da una parte non rappresenta l'intera nostra storia culturale (penso a Boccaccio, Campanella, Giordano Bruno, Galileo, Macchiavelli, Vico, Foscolo, Leopardi, e poi Cavour, Mazzini, Garibaldi, Carducci, ... ), dall'altra testimonia una sudditanza ed un'eteronomia decisamente anomale, quando applicate al concetto di Stato Nazionale.

Non ho spiegazioni definitive per tale stranezza, magari gli occasionali lettori di questo sito mi potranno dare i loro suggerimenti, le loro interpretazioni. Tuttavia, posso avanzare alcune ipotesi. Credo che ad una parte della popolazione faccia piacere "avere Dio lì", nei momenti significativi della loro vita o semplicemente nei loro rapporti col Potere, vissuto tradizionalmente come elemento ostile ed imprevedibile. Una sorta di implicito "San Gennaro, pensaci tu!", un testimone delle loro ragioni, un amuleto in più.

C'è anche il rovescio della medaglia: in un'Italia in cui l'autorità dello Stato è sempre in bilico, l'immagine di Dio alle spalle del Magistrato o del Professore o del Politico dovrebbe conferire al personaggio quell'autorevolezza che il comune sentire gli nega. Naturalmente, tale patrocinio non è gratuito, e viene ripagato con diversi gradi di acquiescenza all'autorità ecclesiastica; tuttavia, può essere una maniera per far funzionare il paese.

L'impressione più immediata è comunque che i Crocefissi disseminati negli edifici statali "marchino il territorio", definiscano e contrassegnino un'appartenenza e un possesso. Stabiliscono che l'alleanza fra Stato e Chiesa è in vigore, che i due sistemi di valori sono parallelamente espressi ed istituiti, che i cittadini sono sostenuti da entrambe le gerarchie e sono ad entrambe debitori. Il che può anche essere vero: ma sarebbe opportuno che il debito verso lo Stato venisse differenziato dal debito verso la Chiesa. Speriamo che la discussione sulla sentenza della Corte Europea incoraggi una riflessione in tal senso.

Qualche consiglio di lettura:

Alleanze religiose

Gruppo Uno Più

Stato

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