Inventario delle Identità

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Contratto Sociale

Parliamo di Democratismo, del complesso di teorie, buoni propositi, valori condivisi e conati identitarii che costituiscono lo scenario di riferimento della Democrazia. In particolare, esaminiamo il Contratto Sociale, come ad esempio viene richiamato nelle prime pagine del libro della Nussbaum "Frontiers of Justice", che mi hanno stuzzicato la vena polemica. Per riassumere brutalmente e tradurre letteralmente: " ... in uno stato di natura, ogni uomo è nemico di ogni altro uomo e questo impedisce l'emergere di una qualsiasi civiltà (Hobbes); pertanto, le persone stilano un contratto fra di loro, stabilendo di rinunciare all'uso della forza e alla possibilità di prendersi la proprietà altrui in cambio di pace, sicurezza e dell'aspettativa di un vantaggio reciproco; considerando il contratto che sarebbe fatto in una situazione iniziale in cui le persone sono pensate come 'libere, uguali ed indipendenti' (Locke), possiamo comprendere meglio la giustificazione dei principi della politica; se pensiamo la struttura della società politica come il risultato di un contratto stipulato in una situazione iniziale che in alcuni aspetti cruciali è corretta ed equilibrata rispetto a tutti, acquistiamo una più profonda comprensione di ciò che è richiesto dalla giustizia; pertanto, tramite una procedura che postula che nessun individuo abbia un vantaggio precostituito, estraiamo un insieme di regole che correttamente proteggono gli interessi di tutti. ... "

La Nussbaum prosegue poi rilevando quanto importante sia per la tradizione dell'Occidente questo concetto di parità iniziale dei contraenti. Posso aggiungere che questo contratto paritario fra individui liberi simbolizza e propugna altre prerogative della Democrazia: la possibilità e l'importanza di una scelta individuale; la forza cogente di un'utilità comune; la bontà intrinseca di una contrattazione non subornata. Insomma, siamo tutti contenti.

No. Ognuno ha le sue idiosincrasie, ma io questi gentiluomini preistorici che si mettono intorno ad un tavolo di pietra e laboriosamente elaborano, a forza di grugniti, un accordo che mette fine all'Era della Clava Micidiale ed inaugura l'Eden del Rispetto Reciproco, proprio non ce li vedo.

Mi sembra più verosimile la strada delineata da quello stesso Hobbes che viene citato, all'inizio, dalla Nussbaum; il quale non prevedeva un contratto sociale, ma l'emergere di un'autorità che regola, punisce e premia gli individui, di modo che si possano raggiungere traguardi di superiore civiltà. Naturalmente, anche qui va verificato il contesto. Darò sfogo al mio immaginario.

All'inizio, era l'Orda. Come ideologia, ne ho già parlato in "Alleanze religiose", ma vediamo qui la gestione pratica. L'Orda è una famiglia allargata, una tribù non formalizzata, un'entità economicamente autonoma, sicuramente un gruppo e un'identità. "Funziona" perché il Padre, il Capo, l'Orco, il Sacerdote, il Consiglio degli Anziani, decide chi fa che cosa e quando, chi va premiato e chi va punito; perché si sono affermate delle regole per la sopravvivenza che valgono per quel momento e per le occorrenze future; perché i membri del gruppo condividono i criteri su cosa va fatto e le idee su come funziona il mondo.

Questa organizzazione non ha un "contratto sociale": intanto, perché il comportamento individuale è dettato dalle norme identitarie, dall'Etica di quello specifico gruppo, e non da una "libera" scelta; poi, perché la decisione su quali regole applicare e come applicarle è affidata ad un'autorità arbitraria, superiore e insindacabile; infine, perché l'ambito di applicazione della "civiltà" è strettamente limitato ai membri dell'Orda: l'eventuale incontro con altre Orde lo vedo sotto il segno della violenza, del reciproco tentativo di sottomissione, quantomeno del sospetto rancoroso. Tuttavia, è indubbio che una forma di organizzazione sociale esiste; in qualche maniera, è quella che ci portiamo ancora dentro, nel nostro cervello primitivo, ben nascosto all'interno della Mente Superiore.

Piuttosto che di contratto sociale, parlerei di "processo sociale"; anzi, di "processi", perché come al solito il fenomeno è duplice e sottilmente simmetrico. Il primo, immediato, più antico processo sociale è quello che situa l'individuo all'interno dell'Orda: un processo che media le pulsioni dell'individuo con quelle della comunità, le rispettive esigenze e asperità, le dinamiche e congruenti visioni del mondo. Il secondo processo sociale avviene all'esterno della singola Orda e tra le Orde stesse, o se volete tra le rispettive identità sociali; infatti, le diverse tribù si confrontano, comunicano tra di loro, si combattono, si sottomettono, si integrano, diventano omogenee, si consolidano: per il reciproco interesse, per soddisfare la curiosità, i commerci, la differenziazione, lo scambio di idee e di persone, per la reciproca crescita. Per la creazione di società più grandi, più complesse, più strutturate, più favorevoli per la maggior parte della numerosa popolazione: ed ha inizio la Storia.

Notiamo comunque che questo tipo di accordo è più fragile rispetto al "contratto sociale" di cui parlavamo all'inizio: infatti, è soggetto alle perturbazioni che provengono dalle istanze identitarie, sempre soggiacenti al nostro sviluppo "civile". Inoltre, l'assioma della Nussbaum, secondo cui la Giustizia trova la sua ragion d'essere e la sua base nel Contratto Sociale da lei prefigurato, viene smentito dall'esistenza di tante Giustizie identitarie che non hanno rinunciato ai loro assolutismi se non per una tregua mal tollerata.

Se è da lì che venite, potreste tornare a Giustizia e Identità.

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