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Chi soffre di più

Ognuno affronta i propri tradimenti, i propri peccati. A me si dirà che giustifico il Nazismo. Io credo di voler comprendere i Nazisti e di non giustificare affatto il Nazismo; ma può essere una distinzione peregrina.

Mi si accuserà di dimenticare le mie origini, di tradire la mia essenza, di rinnegare i miei morti: non credo che sia successo, ma forse per raggiungere i miei obiettivi c'è un prezzo da pagare e non mi tiro indietro.

Infine, mi verranno rinfacciate le sofferenze subite per colpa di Hitler: le immani stragi, le torture, le atrocità, l'immoralità; e verrò accusato di complicità.

E' un gioco infame, il gioco a chi ha sofferto di più. Lo so giocare anch'io, proverò a rilanciare.

La mia lingua madre è lo Yiddish: una lingua fra il tedesco, lo slavo e l'ebraico, parlata dagli Ebrei dell'Europa Orientale, con una sua dignità letteraria, ma soprattutto con un patrimonio di frasi idiomatiche, di modi di dire, di deformazioni canagliesche, di riferimenti segreti, che lo connotano come dialetto ma ne rendono ricca, vivace ed intraducibile la parlata. E' la mia lingua madre in senso proprio: l'ho imparata prima dell'Italiano, è la lingua nella quale parlavo con mia madre, con mio padre.

Lo Yiddish è una lingua morta, meglio, una lingua assassinata. E' stata cancellata insieme ai milioni di Ebrei ammazzati nella Seconda Guerra Mondiale dai Tedeschi. E' ancora usata da qualche sparuto gruppo di Ebrei Ortodossi sparsi per il mondo, ma ci sono pochi dubbi che, fra qualche anno, se ne avrà notizia solo nelle pubblicazioni universitarie di Germanistica.

Dopo la morte dei miei genitori, non ho praticamente più avuto occasione di parlare in Yiddish. Quando ci ripenso, mi torna alla mente una scena del film Matrix, quella in cui il protagonista, al culmine di una sequenza orrorifica, si ritrova senza bocca, con la parte inferiore del viso liscia, rimodellata in modo da rendere impossibile qualsiasi emissione sonora. Ogni tanto, è così che mi sento: come se mi avessero amputato un arto, come se mi fosse stata negata un'esistenza.

Sono nato dopo la guerra, sono quindi sfuggito al Nazismo e all'immane catastrofe della Shoà; ma le schegge impazzite di quella deflagrazione le ho vissute anch'io. Valga per tutte l'incongruenza di una lingua madre negata.

Non ho dubbi sulla mia avversione al Nazismo e a tutto quello che ha rappresentato; e ho presenti le vittime, le povere vittime innocenti, l'innumerevole conta dei morti.

E' in ricordo di quelle vittime, che io sto dipanando questa strada ambigua, contraddittoria, amorale, forse ingiusta. Vorrei che simili orrori non si ripetessero mai più; la mia speranza è che queste incerte riflessioni possano aiutare gli uomini di buona volontà nello sforzo per l'instaurazione di una maggiore tolleranza. Amen.

Per qualsiasi comunicazione: info@identitario.it