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Caserma Perrucchetti

14/10/2009

Il 12/10/2009 Mohamed Game ha cercato di entrare nella Caserma Perrucchetti (la Caserma Santa Barbara di Piazzale Perrucchetti, a Milano) e, quando è stato fermato, ha fatto esplodere la bomba che stava trasportando. Cosa sta succedendo?

I dettagli della cronaca ve li potete leggere su qualsiasi giornale. Vorrei qui sottolineare alcuni aspetti che hanno rilevanza identitaria.

Intanto: l'episodio si inserisce nello scenario "Islam contro tutti". Cioè: io Mussulmano ritengo di essere portatore di una Verità talmente importante e significativa che sono autorizzato a qualsiasi azione per la sua difesa e la sua diffusione. Non è un concetto originale: qualsiasi forte coinvolgimento identitario va nella stessa direzione. Questo episodio diventa quindi particolare per l'interpretazione che si da a "difesa" e "diffusione" nel caso specifico.

Siamo in un contesto di Guerra. Non solo perché si parla di bombe e militari, ma per la giustificazione stessa dell'attentatore. La logica è questa: l'Italia ha inviato dei soldati in Afghanistan, terra mussulmana, per compiere nefandezze nei confronti della popolazione locale; pertanto, è giusto che i Mussulmani attacchino i militari in Italia, sia come ritorsione che per forzare il ritiro dal territorio conteso. Infatti, la caserma era stata scelta perché lì è di stanza un reparto inviato in Afganistan. L'attentatore vede se stesso come un soldato dell'Islam che combatte contro il Male e si sacrifica per il trionfo della causa; insomma, un Eroe.

Cruciale è stato il ruolo della Comunicazione nell'ispirare e giustificare l'episodio. La Comunicazione ha riavvicinato l'attentatore alla religione islamica, prima da lui trascurata, e specificamente alla frangia più fondamentalista della religione stessa; la Comunicazione ha definito le motivazioni, gli obiettivi, le metodologie da seguire per l'attentato; la Comunicazione, a posteriori, avrebbe dato rilevanza all'impresa dell'Eroe; avrebbe procurato un reddito di "rispetto collettivo" per la sua famiglia; avrebbe diffuso lo spavento fra i "nemici", obbligandoli ad ubbidire all'Islam fondamentalista per evitare guai peggiori; avrebbe incitato altri fedeli ad imitare l'esempio dell'Eroe; avrebbe portato, infine, alla riscossa dell'Islam in Afghanistan ma anche in Italia. In definitiva: la Comunicazione è un'arma, sia nella fase di progettazione che in quella di consolidamento dell'azione bellica.

In questo quadro "pulito" si inseriscono ulteriori motivi di preoccupazione. Anzitutto: non è la Guerra alla quale siamo preparati, alla quale possiamo pensare. Non è solo una Guerra asimmetrica, nel senso che il Nemico ci attacca in maniera inconsueta (come i nemici hanno sempre fatto, del resto: non possiamo chiedere al nemico di sottostare alle nostre regole, se guarda caso quelle regole ci vedono vincenti!). Ci lascia parplessi l'apparente mancanza di organizzazione del "gruppo di fuoco", la loro natura di "cani sciolti", la mancanza di collegamenti con autorità riconosciute del loro contesto identitario, l'assenza di un'organizzazione che definisca obiettivi e logistica e armistizi. Si delinea una condotta bellica affidata a piccoli nuclei di combattenti, poco preparati e male armati, ma numerosi, diffusi, appoggiati da una popolazione solidale, reclutabili ed attivabili con la diffusione di generici messaggi su Internet e Dvd di gesta guerresche. Una sorta di "partigiani dell'Islam", incapaci evidentemente di vincere un confronto diretto ma efficaci nel creare disordini, insicurezza, ripercussioni politiche.

Altra causa d'inquietudine: gli attentatori rientrano, bene o male, nel rango degli "integrati", degli immigrati cioè che conoscono il nostro paese, vi operano regolarmente, sono dotati di permesso di soggiorno; non sono "drop-out", clandestini, immigrati occasionali; non sono identificabili rispetto ai milioni di altri immigrati con le loro stesse caratteristiche. Certo, Mohamed Game aveva subito una serie di rovesci finanziari, era depresso e si era riavvicinato alla religione; ma non si tratta di caratteristiche che potrebbero rivelarci un attentatore "a priori": salvo mettere sotto sorveglianza mezza Italia. Viene pertanto sminuita l'importanza dell'Integrazione, spesso invocata come panacea contro il terrorismo: l'Integrazione ci piace e ci tranquillizza, ma si tratta di una pellicola di normalità che può facilmente essere rimossa da disavventure personali o da indottrinamento comunitario.

Una mia opinione: non penso che un'eventuale ritirata dall'Afghanistan risolverebbe il problema. Motivi per contestare chi non appartiene all'Islam ce ne sarebbero sempre: che siano i rapporti diplomatici con Israele piuttosto che la costruzione delle Moschee piuttosto che la possibilità di avere quattro mogli. E' in atto uno scontro identitario: la nostra controparte è un'identità forte e ben organizzata; o ci si sottomette completamente, o si mette in atto una qualche forma di contrapposizione più o meno armata.

Vi aspetterete mica che vi risolva la situazione: non esiste una soluzione bella e pronta. Possiamo però annotare qualche considerazione. Intanto: questo è il primo Kamikaze, e ci è andata bene così come è andata. Ce ne saranno altri e saremo meno fortunati. Poi: contrastare l'immigrazione o favorirla non hanno influenza sul fenomeno del terrorismo; tanto vale evitare di voler fermare l'epocale ondata migratoria con un foglio di carta o, sull'altro versante, scardinare qualsiasi regola e frontiera sperando in un'incongrua benevolenza. Infine: nel lungo periodo, gli immigrati diventano i cittadini, i rappresentanti dell'establishment, quelli che hanno più da perdere che da guadagnare da eventuali disordini; dobbiamo fare in modo che ciò avvenga mentre manteniamo le "nostre" regole, di modo che i "nuovi" cittadini siano "nostri" cittadini. Nel frattempo, sopporteremo i tormenti di questo limbo intermedio.

Un unico suggerimento: abbiamo notato l'importante ruolo della Comunicazione. Possibile che non si possa trovare una maniera per controllare i messaggi che viaggiano sulla rete delle Moschee, fra i fedeli, in Internet, verificare le appartenenze, avvisare delle sbandate integraliste, contrastare il culto dei "martiri"? Capisco che l'Arabo sia ostico, ma qualcuno potrebbe investire il suo tempo cercando di impararlo; il problema non sarà risolto domani.

Vi do qualche suggerimento di lettura:

Il terrorista è un bambino

Eroi - Traditori

Guerra

Alleanze religiose

Peccati

Etica e Migranti

 

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