Inventario delle Identità

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Berlusconi Primo

Non farà piacere ai miei Compagni di Sinistra: ma Berlusconi è solo il primo di una serie di uomini politici che baseranno la loro popolarità e il loro seguito su un accorto utilizzo dei mezzi di comunicazione, impiegati volta a volta come strumenti di marketing o direttamente come diffusori di spettacolo e di intrattenimento. Saranno secondari il credo politico, l'impegno sociale, l'esperienza giuridica, financo le accorte alleanze con i Poteri Forti. Ci sono moralisti che si scagliano contro la Politica dell'apparire contrapposta alla Politica dell'essere; non si rendono conto che la promessa di soddisfare i bisogni inconsci degli elettori ha un peso uguale o maggiore rispetto alla realtà di un posto di lavoro fisso o di uno sgravio fiscale. Un consiglio di lettura o di rilettura: Packard Vance, “I persuasori occulti”, Einaudi, 1958 (!!!). Ne trovate qualche estratto qui . Vero è che Goebbels aveva capito tutto già trent'anni prima: ma i suoi testi sono meno disponibili. 

Proviamo ad ampliare il concetto. Ammetto la mia incapacità a capire il fenomeno Berlusconi. Forse, dobbiamo andare "a monte". Cosa chiede l'elettore alla Politica? Cosa guida il voto in Democrazia? Ne abbiamo già accennato nell'apposito lemma; tuttavia, lasciatemi aggiungere qualche corollario. Esistono due percorsi: quello etico e quello comunicativo. Per capire il percorso etico, ripensiamo al voto "di scambio": che però non va inteso solo nel senso stretto, "ti do il mio voto se assumi mio figlio in Comune", comunque ben presente; ma soprattutto in un significato man mano più ampio e generale, che passa da "proteggi gli interessi miei e del mio gruppo sociale" fino ad arrivare ad istanze del tipo:"dai spazio e rilievo ad una mia importante appartenenza, ad una mia Identità, ad una mia Visione del Mondo". Queste ultime pulsioni talvolta si coniugano e si identificano con una richiesta complementare, "combatti le aggregazioni che ritengo pericolose, malvage, negative o comunque sbagliate". Come potete vedere, la Democrazia si adagia su una scala che parte dai bisogni individuali e familiari e si protende con continuità verso le più pure aspirazioni Etiche ed i peggiori meandri dell'Odio; del resto, noi Identitaristi l'avevamo già capito quando appunto parlavamo di Etica. Berlusconi ha risposto a queste necessità col ribadire, dopo la crisi di Tangentopoli, i valori del moderato conservatorismo democristiano, del decisionismo Craxiano, del rampante liberismo alla Tatcher e dell'anticomunismo viscerale di una Guerra Fredda mai finita.

Parliamo del secondo percorso: analizziamo l'impatto comunicativo. Notiamo anzitutto che, senza adeguata Comunicazione, il percorso Etico non esisterebbe; tuttavia, una volta avviata la complicità identitaria, questa si rinnova autonomamente e dipende meno dalla pregnanza e dalla ripetitività del messaggio. D'altro canto, per la maggior parte delle persone l'associazione identitaria non scatta o non è particolarmente rilevante. Allora, perché votano tizio e non caio? Perché non si astengono?

Secondo me, la molla che spinge a votare nell'una o nell'altra direzione è simile al meccanismo che porta a scegliere una determinata marca di detersivo per lavatrici o un certo modello d'automobile: la pubblicità. Per dirla in altri termini: gli elettori vengono portati ad immergersi nella "desiderabilità" di un'alternativa rispetto all'altra, nel "bisogno percepito" di una determinata politica, nella "rinomanza" di certe personalità. Questi vissuti, tipicamente ricercati e indotti dal Marketing, sono più superficiali ed impalpabili, rispetto alle scelte identitarie; tuttavia, da una parte, sono ben conosciuti ed attivabili a richiesta; dall'altra, una volta che determinano una scelta elettorale, diventano parte di una nuova focalizzazione identitaria.

Recapitoliamo alcuni aspetti del Marketing. La ricerca dell'effetto e del coinvolgimento emotivo: questo spiega come mai la comunicazione politica sia spesso esagerata, urlata e offensiva; vi ricordo Circenses. L'utilizzo degli slogan: per farci sentire "buoni", positivi, sulla strada "giusta"; vedi il Partito dell'Amore, il Popolo della Libertà, il Partito del Fare, ecc. La necessità di apparire dovunque e comunque. La cura maniacale dell'aspetto e dello scenario. L'uso dei mezzi di comunicazione per reiterare il proprio messaggio, non per rispondere o dialogare o spiegare. Il valore dello spettacolo, di qualsiasi spettacolo.

Un'ultima considerazione. Berlusconi cantava e intratteneva i clienti sulle navi da crociera. Reagan e Schwarzenegger erano attori. Per i futuri Leader, può darsi che essere capaci di impersonare un ruolo sarà più importante che tracciare una linea politica.

Se è da lì che venite, potete tornare a Comunicazione versus Identità.

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