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Amanda sì, Amanda Knox

9/12/2009

Per quel poco che posso capire: Amanda Knox, cittadina statunitense, è stata processata e condannata, insieme a Raffaele Sollecito, italiano, per l'omicidio di Meredith Kercher, di nazionalità britannica; l'omicidio è avvenuto a Perugia, pare durante un festino. La senatrice democratica degli U.S.A. Maria Cantwell sospetta che la sentenza sia dovuta a "sentimenti anti americanti" presenti in Italia. Hillary Clinton, segretario di Stato di Washington, cioè, ministro degli Esteri, si dichiara disposta ad occuparsi del caso ma per ora non compie alcun passo diplomatico. Si registra una certa soddisfazione dell'opinione pubblica inglese.

Al solito, abbiamo un variegato spiegamento di alleanze e contrapposizioni identitarie: Americani contro Italiani, Inglesi con Italiani e contro gli Americani, innocentisti con gli Americani, colpevolisti con i magistrati, diplomatici che mostrano sostegno alla loro nazionalità ma che cercano di calmare le acque, di intendersi fra di loro; forse, c'è anche una divisione fra giovanilisti disposti alla condiscendenza e anzianisti irritati dai presunti stravizi. Mi vorrei però soffermare sulle considerazioni relative al sistema giudiziario.

Diamo la parola alla Cantwell: " ... Il processo ha messo in evidenza una serie di difetti nel sistema di giustizia italiano, compresi il trattamento aggressivo dei poliziotti nei confronti di Amanda, il fatto che la giuria non sia stata tenuta in isolamento — consentendo così ai giurati di leggere gli articoli spesso scandalistici sulla vicenda — e la negligenza mostrata dagli inquirenti nella raccolta delle prove. ... ". Insomma: le critiche da parte americana si imperniano soprattutto sulla non osservanza delle regole della Giustizia U.S.A. da parte della Giustizia Italiana; la Giustizia Italiana non è vera giustizia, solo quella americana lo è. Notiamo due noti meccanismi identitari: da una parte, vale il Mysonofabitch, per cui un mio concittadino è comunque "meglio" e va difeso a priori; dall'altra, ritroviamo la proiezione universale del mio "Bene", per cui non solo la mia Etica, cuore del mio coinvolgimento identitario, ma anche la sua occasionale applicazione pratica, la mia Giustizia, dovrebbero essere applicate "urbi et orbi".

Naturalmente, non è così: ogni sistema giudiziario ha le sue storture e le sue compensazioni, frutto della storia locale e dell'interazione con le prevalenti identità pubbliche che l'hanno forgiato: per cui i raffronti e le reprimende indirizzati al regolamento preso di per sé risultano superficiali e scorretti.Tuttavia, in questo periodo la Giustizia Italiana risulta sotto attacco da vari fronti: principalmente dalla sponda politica, naturalmente, con Berlusconi che contesta la Magistratura che indaga su di lui e vuole metterla a tacere a forza di leggi "ad personam"; ma sono emersi anche episodi inquietanti di antichi sodalizi fra Forze dell'Ordine e Criminalità Organizzata; lo scandalo dei transessuali a Roma vede imputati dei Carabinieri ricattatori; l'Unione Europea critica l'Italia per i ritardi nella celebrazione dei processi; la Finanziaria in discussione alle Camere prevede un "ticket" per qualsiasi accesso alla Giustizia; la fiducia della gente nella Magistratura registra un notevole calo.

Se i Magistrati e le Polizie sono i Guardiani dello Stato, ci si può aspettare che scontentino un po' tutti: come il Rabbino, o il Prete, che non è mai molto benvoluto dalla Comunità che si trova a guidare. Tuttavia, se il distacco fra Gente e Giustizia diventa eccessivo, anche forze esterne, come la senatrice statunitense, possono approfittare dello iato per insersi e trarne un proprio vantaggio.

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